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The Cure
La crisi creativa di Robert Smith
11/12/2006
di
Fabrizio Biffi
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Trent'anni di carriera musicale non bastano ad evitare la più classica ed imprevedibile crisi di creatività. Lo sa bene il frontman dei Cure Robert Smith, che non riesce concludere i testi di alcune delle 33 nuove canzoni che la band sta registrando per il suo quattordicesimo album in studio. Smith non vuole lasciare ai fans l'immagine di una band datata che scompare lentamente dalle scene, per questo dà molta importanza ai testi dell'album. "Voglio che (le parole) significhino qualcosa, non è sufficiente che siano in rima", ha detto Smith che ha fondato i Cure nel 1976, sfondando subito con pezzi veloci e tirati nello stile post-punk, come la hit "Boys don't cry". Per la prima volta in vent'anni, la band si troverà invece senza un tastierista, dopo l'abbandono di Roger O'Donnel avvenuto l'anno scorso. Il chitarrista originario dei Cure Porl Thompson - sposato con la sorella minore di Smith - ha invece fatto ritorno. In attesa del nuovo disco, i fans si potranno consolare con un Dvd uscito questa settimana che alterna riprese professionali e amatoriali di alcune performance del gruppo. "Sono veramente sorpreso che la gente voglia che i Cure esistano ancora. Siamo una vecchia band che suona per un pubblico giovane. Finché riusciremo a fare degli show alla nostra altezza, continueremo a suonare", ha detto Smith. "Sono consapevole che il tempo sta passando", ha concluso. "E non voglio che i Cure si rovinino facendo show da 45 minuti con i grandi successi. Sarebbe terribile per la nostra reputazione".
Articolo del
10/12/2006 -
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