Cinema 23 Ottobre 2002

11’09″01: Il Film

Un anno dopo la strage di New York undici registi, spronati dal produttore francese Alain Brigand, offrono l'occasione di ricordare senza smettere di pensare. Un punto di vista cosmopolita e tanto minimalista quanto basta per emancipare lo spettatore dal rumore di fondo della TV, consentendogli così di cogliere il senso più profondo di un evento ancora ostaggio mediatico della retorica ufficiale.

Artista
Alain Brigand

La Speranza ha due bellissimi figli: lo Sdegno e il Coraggio. La citazione di Pablo, narratore-protagonista del corto realizzato da Ken Loach, sintetizza a posteriori la genesi e l’essenza del progetto 11’09’’01, un film collettivo che ha inteso essere non solo memoria di avvenimenti tragici ma anche spunto di riflessione universale. Undici cortometraggi di 11 minuti, 9 secondi e un fermo immagine ciascuno, specchio delle opinioni – o più semplicemente delle emozioni – di altrettanti grandi registi, di ogni parte del mondo, sull’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001. Presentato in Selezione ufficiale alla 59° Mostra di Venezia, il film ideato da Alain Brigand è decisamente bello, al di là delle polemiche e delle accuse sbandierate di antiamericanismo. I rari accenni retorici o didascalici (come nel caso del contributo dell’egiziano Youssef Chaine) risultano dissonanti rispetto ad un contesto in cui realismo, poesia, memoria storica e sperimentazione si fondono, riuscendo a trasporre la cronaca in una dimensione epica e simbolica (l’uomo serpente del giapponese Shoei Imamura, la coppia in crisi del francese Claude Lelouch, il dolore e le lacerazioni politiche come segno universale del nostro tempo nel contributo dell’inglese Ken Loach, i fiori simbolo di rinascita dello statunitense Sean Penn,…). I suoni, più di ogni altro elemento, raccontano il film: silenzi, ballate malinconiche, miscugli di rumori, voci delle vittime, voci di bambini, ossessivi frastuoni quotidiani. Le immagini evitano, per lo più, qualsiasi riferimento diretto a quegli accadimenti sin troppo mediaticamente esposti; solo il messicano Alejandro Gonzalez Inarritu indugia su particolari drammatici, visivi e sonori, ma senza scadere nel sadismo tipico della televisione e con risultati comunque apprezzabili. Un progetto, insomma, che soddisfa a diversi livelli: sia come prodotto prettamente cinematografico sia come strumento di pensiero in un panorama di generale appiattimento culturale. In quest’ultimo senso, merito del film è di offrire una prospettiva diversa sui fatti di New York da quella ufficiale, paranoica e a tratti persino grottesca. Scrive Sandro Veronesi (da un suo libro è nelle sale La forza del passato, di Piergiorgio Gay) – nella prefazione al libro denuncia L’incredibile menzogna di un altro francese, Thierry Meyssan – “è come se ogni americano, da quel giorno, avesse ricevuto in mondovisione l’autorizzazione a essere paranoico”: gli undici corti di questo film ci allontanano da quella paranoia, restituendoci però intatto il senso di svolta, o di accelerazione storica, che quegli eventi hanno rappresentato per l’umanità intera.
Dispiace non aver visto un contributo italiano, restando la curiosità per il progetto presentato da Giuseppe Tornatore, intenzionato a rendere omaggio alle vittime attraverso una sequenza di loro immagini fotografiche e bloccato, pare, per motivi burocratici. Il cast di registi, comunque, è apparso all’altezza del coraggioso progetto, con personaggi – oltre a quelli già menzionati – come Amos Gitai, Samira Mackhmalbaf, Danis Tanovic, Idrissa Ouedraogo, Mira Nair.
Pochi euro spesi bene, insomma, quelli investiti per questo film, anche perché i proventi andranno a finanziare i progetti dell’organizzazione non governativa Handicap International. Al rumore di fondo della TV – con i telegiornali, gli speciali, le interviste esclusive, le dirette, le commemorazioni ufficiali, le opinioni tutte drammaticamente uguali – vale la pena preferire, per appena un’ora e mezza, immagini e suoni all’insegna – come sottolineato nel prologo del film – di una totale libertà di espressione.