Italiani 2 Ottobre 2026

Finta di Niente

Gli Amari continuano ad annotare sconfitte, soltanto che ora sanno riconoscere anche ciò che rimane in piedi. E dentro elettronica, rap storto, ballate crepuscolari e pop deliberatamente imperfetto, riaffiora una piccola ostinazione: continuare a immaginare qualcosa anche quando sappiamo perfettamente quanto sia fragile.

Artista
Amari
Etichetta
La Tempesta dischi
Anno
2026

Con “Finta di Niente” gli Amari tornano a mettere ordine nel disordine, ma senza davvero pretendere che ogni cosa trovi il proprio posto. Il nuovo disco, in uscita il 2 ottobre per La Tempesta Dischi, sembra piuttosto accettare che l’età adulta sia una forma permanente di assestamento: desideri che cambiano peso, genitori che diventano ricordi, figli che inventano parole, città amate che smettono di assomigliare a se stesse.

Il titolo contiene già buona parte del suo senso. Fare finta di niente non è necessariamente voltarsi dall’altra parte. Può significare continuare a camminare mentre qualcosa scricchiola, usare l’ironia come dispositivo di sopravvivenza, trasformare la nevrosi quotidiana in una piccola macchina pop.

Gli Amari lo fanno con quella lingua musicale difficilmente addomesticabile che li accompagna da sempre. “Le cose che voglio” apre il disco facendo vacillare la consistenza stessa del desiderio; “Tutto torna” costruisce una specie di cumbia obliqua, rurale e sintetica, mentre “Siamo pari” parte dalla caricatura della vendetta per arrivare al punto più scomodo: quello in cui il nemico assume improvvisamente i nostri lineamenti.

Ma è soprattutto il tempo a muoversi dentro queste dieci tracce. In “Gli atomi del mare” essere genitori significa inevitabilmente tornare a interrogare i propri padri e le proprie madri, cercando di spezzare una catena senza rinnegare ciò che ci ha generati. “Bisogni” e “Porto a spasso il cane” raccontano invece due estremi della stessa giornata: il rumore mentale e il suo improvviso svuotamento. Poi arriva “Locuste”, ritratto acido di una Bologna consumata dal turismo e dalla propria trasformazione, forse uno dei momenti più esplicitamente politici del disco. E poco dopo “Superstiti” rimette al centro esseri umani ammaccati, capaci però di riconoscersi proprio attraverso le crepe.

La tenerezza di “Purè di scintille” introduce infine un’altra possibilità: imparare nuovamente il mondo ascoltando un bambino che comincia a nominarlo. Fino a “Nelle ore di punta”, chiusura notturna e inquieta, dove il subconscio diventa l’ultimo territorio ancora non completamente amministrato dalla vita adulta.

“Finta di Niente” è così un disco sulla trasformazione più che sulla nostalgia. Gli Amari continuano ad annotare sconfitte, soltanto che ora sanno riconoscere anche ciò che rimane in piedi. E dentro elettronica, rap storto, ballate crepuscolari e pop deliberatamente imperfetto, riaffiora una piccola ostinazione: continuare a immaginare qualcosa anche quando sappiamo perfettamente quanto sia fragile.