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STEVEN WILSON – “On Chapel Slope”
Cominciando con il graffio di una sola nota suonata da un violino solitario, “On Chapel Slope” si insinua lentamente attraverso una linea di chitarra che si scioglie come un invito a una seduta spiritica, una voce che attraversa la vita, la morte e la rinascita, e un canto corale che minaccia di avvolgere ogni cosa.
Se l’ottavo album di Steven Wilson, “The Overview”, esplorava le profondità, le distanze e le desolazioni dello spazio profondo, “Requiem For A Village” restringe il campo a un minuscolo angolo sconosciuto, sepolto da qualche parte fuori dalle mappe delle isole britanniche. La storia che si trova nel cuore del nono album di Steven si allontana dal mondo moderno e si avventura nell’ignoto, stabilendosi in un villaggio che esiste al di là del tempo e dello spazio.
Nel concepire un luogo completamente separato dalla modernità e nel creare una musica che abbraccia consapevolmente tanto il macabro quanto le possibilità offerte dagli errori in studio, Wilson ha adottato un approccio alla registrazione altrettanto anticonvenzionale. Rinunciando all’AI e alle tecnologie correttive da studio, ha scelto invece strumenti organici, siano essi impeccabili o imperfetti, accogliendo gli errori per scoprire dove avrebbero potuto condurlo.
Ambientato in un paesaggio degno di “The Wicker Man”, dove i dipinti di Stanley Spencer sono esposti nella galleria d’arte locale, i racconti di M. R. James e Algernon Blackwood occupano gli scaffali della biblioteca pubblica e i Children of the Stones giocano nella piazza del mercato, “Requiem For A Village” è un’istantanea dai toni seppia di una Neverland nascosta e un’opera cinematografica di 54 minuti per le orecchie.