Warp it
Crossover di rock, new wave ed elettronica per una delle più interessanti band italiane
- Artista
- Overock
- Etichetta
- Incipit Recordigs
E’ davvero una bella sorpresa il concentrato di rock, elettronica, new wave e grunge che propongono gli Overock, interessante quartetto torinese nato alla fine degli anni ’90 e già visti all’opera quali opening act di Verdena, Afterhours, Tre Allegri Ragazzi morti e altre affermate band indie-rock. Dopo le ottime recensioni ottenute dal precedente EP Acid sounds in a groove box, nel loro primo vero album Warp it gli Overock ammiccano a numerosi stili e generi senza mai appiattirsi su nessuno di essi; anzi, li rielaborano in una chiave in cui gli ascoltatori più “allenati” riconosceranno facilmente il sound acido e trascinante caratteristico di molte band nate sotto la Mole che hanno creato quasi un genere a parte (Subsonica e Linea 77 in primis). Ma gli Overock hanno anche una dimensione decisamente mainstream che li farà amare anche ai fan dei 30 Seconds to Mars (ascoltando The thin shape of a dawn, non si può fare a meno di pensare alle melodie futuriste di Jared Leto e soci), o dei primi Lostprophets. L’album nel complesso è vario e mai banale: il crossover degli Overock è una combinazione vincente tra il ritmo e la rabbia del punk e del rock, il rumore di fondo della lacerante solitudine urbana, le dissonanze della new wave anni ’90 e le inquietudini alla Deftones o alla Tool, il tutto intrecciato con grande libertà creativa; l’esempio perfetto della loro composizione è Base 16-Warp it, ma da ascoltare sono soprattutto Driveless e Generations in a pool of grey, i due episodi forse più oscuri e intimisti dell’album, ma non per questo meno coinvolgenti. Gli Overock e la loro musica sono forse pionieristici per quelle che sono le tendenze attuali del mercato musicale italiano, più orientato verso sperimentazioni emo-indie di più immediata presa, ma il loro progetto merita comunque attenzione e incoraggiamento.


