The Definitive Collection
Nell’ambito dell’epopea Motown, William “Smokey” Robinson fu un personaggio fondamentale. Il suo talento di songwriter e di produttore, unito alla sagacia imprenditoriale di Berry Gordy Jr., fu esiziale
- Artista
- Smokey Robinson & The Miracles
- Etichetta
- Motown
L’occasione è quella del 50° compleanno della Motown, un anniversario mica da niente, che la leggendaria etichetta di Detroit sta per celebrare giustamente in pompa magna con la pubblicazione di un profluvio di ristampe e antologie celebrative.
Una delle prime serie tra le tante in prevista uscita è quella delle “Definitive Collection”: selezioni in CD singolo e a prezzo modico consacrate a svariati artisti chiave dell’epopea Motown: Velvelettes, Marvelettes, Mary Wells, Diana Ross & Supremes, Four Tops e Temptations oltre, naturalmente, a quella di cui qui si tratta, che ripercorre le cose migliori – o presunte tali – incise a suo tempo dai Miracles e da Smokey Robinson & The Miracles tra il 1960 e il 1970.
Nell’ambito dell’epopea Motown, William “Smokey” Robinson è un personaggio fondamentale. Il suo talento di songwriter e di produttore, unito alla sagacia imprenditoriale di Berry Gordy Jr., fu esiziale per consentire all’etichetta di assestarsi prima di pervenire al definitivo decollo cui contribuirono (anche) autori quali Holland-Dozier-Holland e Norman Whitfield e talenti come Stevie Wonder e Marvin Gaye.
Ma aldilà della brillantezza – e dell’importanza anche storica – della produzione Motown coeva e successiva, le canzoni scritte ed interpretate da Smokey possiedono una loro unicità e, per quanto ne so, sono particolarmente amate da tutti gli appassionati di musica degli anni Sessanta e non solo. Strano perciò che in Italia queste canzoni siano quasi sempre arrivate in qualche modo filtrate, ovvero reinterpretate da altri. E’ il caso, naturalmente, di “You’ve Really Got A Hold On Me” (1962) ripresa dai Beatles per il loro secondo album; ma anche di “Going To A Go-Go” (1965) appannaggio dei Mods di seconda generazione Secret Affair, di “Ooo Baby Baby” (1965) – che se la batte per il titolo di più bel “lentone” di tutti i tempi – interpretata da Linda Ronstadt, di “I Second That Emotion” (1967) cantata in modo austero dai Japan di David Sylvian e di “Tears Of A Clown” (1970) rifatta in chiave ska dagli English Beat. E, volente o nolente, per il sottoscritto “Tracks Of My Tears” (1965) resterà per sempre legata ad una memorabile scena del film di Oliver Stone “Platoon” dove la canta un battaglione di soldati stonati e ubriachi in mezzo alla giungla vietnamita.
E comunque, gli originali con la tipica fragile vocalità di Smokey sono imbattibili e confermano come i Miracles – che dal ’65 in poi assunsero la denominazione di Smokey Robinson & The Miracles a rimarcare la supremazia del leader – vadano considerati tra i punti fermi dei Sixties, sia dal punto di vista degli arrangiamenti vocali che delle liriche sempre originali ed efficaci – tanto che Bob Dylan senza alcuna traccia d’ironia definì Robinson “America’s greatest living poet”.
Dispiace unicamente che – come peraltro accaduto in passato con ristampe spesso approssimative sia sul piano del sound che della confezione – la Motown anche stavolta si riveli molto poco efficiente nel prendersi cura della propria legacy. L’unica raccolta davvero “definitiva” di Smokey Robinson & The Miracles si conferma infatti la (doppia) “Ooo Baby Baby The Anthology” uscita nel 2002; qui – purtroppo, dato anche il prezzo sui 10 euro – ci troviamo di fronte a liner notes scarne e insoddisfacenti, nessun dettaglio cronologico sui brani e una durata del CD fin troppo ridotta (poco più di 50 minuti) che ha contribuito a far sì che i compilatori tagliassero tre pezzi fon-da-men-ta-li: le celestiali “Who’s Loving You” e “You Can Depend On Me” e – soprattutto – “Gotta Dance To Keep From Crying”, una delle più grandi canzoni da ballo “Mod” di tutti i tempi!
E sono tre assenze decisamente gravi per una raccolta che si vorrebbe spacciare per “definitiva”.


