Trademark Of Hegemony
Album difficile e impegnato, ma ben riuscito per gli Athwart, che ci conducono sui sentieri più cupi della storia dell’umanità…
- Artista
- Athwart
- Etichetta
- Casket Music / Copro Records
Promosso a pieni voti l’esordio degli Athwart, quartetto friulano con le stimmate del metal impegnato.
”Trademark Of Hegemony”, registrato presso i Finnvox Studios con l’aiuto di Mika Jussila, è un concept album dalle tinte oscure e apocalittiche, basato sui luoghi simbolo delle grandi tragedie che hanno segnato la storia dell’umanità, dai campi di concentramento ai Balcani.
Gli Athwart propongono un thrash metal appena venato di death, dalle connotazioni piuttosto classiche; l’influenza di Slayer, Megadeth e Testament è decisamente riconoscibile (per quanto riguarda i primi due anche nei testi di denuncia, oltre che nella matrice musicale), ma i tratti di “Trademark Of Hegemony” sono nettamente meno aggressivi rispetto ai classici delle formazioni citate; la cupezza dei suoni è adeguata alla tematica, senza dubbio spinosa, dell’album.
Sin dalla seconda track, ”God Can’t See”, emergono le caratteristiche del sound degli Athwart: ritmiche martellanti abbinate a riff di chitarra possenti e cadenzati, voce tagliente, grande potenza evocativa. A partire da ”Strain At The Leash”, la seconda parte dell’album si presenta più ragionata e cerebrale, fanno la loro comparsa parti in midtempo, groove molto Pantera, sinuosi assoli, offrendo una piacevolissima varietà di soluzioni. Si fanno notare ”Into The Barren Desert”, “Contaminated Blood” e ”Back To Sarajevo”.
Album difficile e impegnato, che indubbiamente ha rappresentato una sfida per una band all’esordio discografico: ci piace molto il taglio che gli Athwart hanno dato al loro primo lavoro, e vediamo in loro grandi potenzialità.
Continuate così, ragazzi!


