Bad Manners live @ Alpheus – Roma, 25 ottobre 2003
“Fat Bastard”, non so se vi è mai capitato di essere trattati in questo modo durante un concerto. Ma questo è lo stile di Buster Bloodvessel, il pluridecorato cantante dei Bad Manners che ha poco da invidiare a Pavarotti in termini di peso effettivo. Nessun paragone, invece, tra la voce del grande Luciano Nazionale e la flebili corde vocali del grande guru dello ska britannico: Buster fa veramente fatica a reggere il palco in tutti i sensi ed è anche per questo che si è contornato di un gruppo di giovani musicisti pronti a sorreggerlo con cori e urla da stadio.
La serata che i Bad Manners hanno offerto all’Alpheus di Roma ha il pieno sapore dell’amarcord goliardico. La premessa è proprio questa: vedere uno dei gruppi (o più precisamente il cantante-simbolo) di un’epoca ormai trapassata della musica inglese. I Bad Manners raccolgono non più di duecento proseliti, ma la nota clamorosa è che questo pubblico è formato essenzialmente da giovani teen-ager trascinati da una rinnovata passione per lo ska come genere ormai trasversale.
Anche per questo il concerto scorre veloce tra le ventennali hits del gruppo. Vengono subito bruciate, tra cori e balli, alcune “cartucce” da novanta: “Lorraine”, “Fatty Fatty” e “Just a Feeling” sono, in sequenza, il biglietto di presentazione della prima parte del live. La gente non si fa pregare e balla. Addirittura un momento di cori a squarciagola quando i Bad Manners accennano “Lip Up Fatty” e, a seguire, una serie di strumentali ska di ottima fattura.
Finale paradossale con una versione inattesa di “Can’t Get My Eyes Off You” originariamente di Frankie Valli & The Four Seasons (vi ricordate il film “Il Cacciatore”?) e a concludere uno dei successi più naif del gruppo: il “Can Can” versione rigorosamente SKA. Buster esce di scena dondolandosi sui suoi 150 chili e noi ci lasciamo alle spalle un concerto che fa calare lentamente il sipario su una band simbolo di un periodo della musica abbondantemente tramontato


