Dirty Boulevard
Atmosfera elettrica, cantato “horny”, testosterone liquefatto che schizza in aria ad ogni colpo di rullante, e così via in un tripudio di riffoni e cavalcate ritmiche strongly 70’s con folate di venti folk, blues e soul sempre pronti a morsicarti la nuca.
- Etichetta
- Black Candy Records
Oddio, la sensazione di trovarci di fronte ad un disco degli AC/DC è forte. Ma a ben sentire non è neanche del tutto appropriato, perché sembrano di più gli AC/DC…con Mick Jagger e Robert Plant alternati alla voce. Quisquìlie ? Pinzillacchere ? Sì perché in fondo sempre di riedizione si tratta. Ma è un’ottima riedizione, “western-rock” nella sua piena essenza.
Atmosfera elettrica, cantato “horny”, testosterone liquefatto che schizza in aria ad ogni colpo di rullante, e così via in un tripudio di riffoni e cavalcate ritmiche strongly 70’s con folate di venti folk, blues e soul sempre pronti a morsicarti la nuca.
Che poi sono italiani, eh. General Stratocuster And The Marshals è un progetto nato a Firenze dall’incontro tra il chitarrista e compositore Fabio Fabbri ed il batterista della Bandabardò Alessandro Nutini, a cui poi si sono aggiunti Jacopo “Jack” Meille (voce storica del panorama fiorentino e lead vocals degli inglesi Tygers Of Pan Tang), Paul Richard Ursillo (volto noto del prog-rock nostrano, avendo militato in band storiche come Sensation’s Fix, Sheriff e Campo di Marte) e Federico Pacini (anche lui Bandabardò, al piano), tutti accompagnati da pseudonimi e in fila dietro al “Generale” Fabbri.
Questo è il loro terzo album, dopo l’esordio omonimo del 2010 e “Double Trouble” del 2013, un lavoro al quale i cinque hanno iniziato a lavorare più di un anno fa, tra bozze di canzoni e versioni acustiche poi riarrangiate. La resa è buona, basta essere amanti del classico: in fondo è sempre un buon modo per ingannare il tempo.


