Punk 19 Agosto 2010

A Poison Tree

Forse ai loro concerti vedremo ancora pochi nerd barbuti, e sconvolti, ma stavolta si ha la netta sensazione che il loro messaggio abbia fatto più centri. Staremo a vedere, per ora possiamo dire che “A Poison Tree” è una grande uscita.

Che questi erano bravi lo si era capito dal disco precedente, punto.
Devo continuare? Quanto rompete le palle. Cos’è di colpo tutta questa esigenza di sapere le cose? I Movie Star Junkies sono una band figa, rompono il culo e se ne fregano delle mode in atto nel mondo, e soprattutto nell’italietta dei benpensanti orbi, muti e sordi.
Sono malati come lo è la musica prodotta dalle loro menti perverse. Suonano dannatamente lo-fi, i brani sono fascinosi, psichedelici e sinistri. Le voci? Acide. Le melodie? serpeggianti. Il disco cresce ritmicamente ad ogni brano, riducendo a zero la probabilità noia. Il loro sound è inquietante, le chitarre procedono sghembe su batteria ansiogena, i fiati, di “Leyenda Negra”, uniti ai cori creano un’atmosfera funerea e tetra.
Se nel precedente lavoro i M.S.J. avevo buttato le basi per sviluppare questo modus operandi in questo “A Poison Tree” il discorso inizia da dove si era interrotto. Sono cresciuti a dismisura e sono italiani, uno dei pochi vanti ormai di questa povera terra martoriata da ominidi intrisi di mediocrità, non solo musicale sia chiaro. Ma procedendo in avanti nel lavoro i dettagli di dipinto sonoro non sono affatto rassicuranti.
Siamo di fronte a gente che gioca, o suona se preferite, sporco, hanno molte cose da dire senza mezzi termini. Sono fastidiosi, urticano, coniugano la melodia con il sudiciume e le parti lisergiche. Maturati con il tempo senza aver perso un minimo della loro pericolosità. Questi brutti ceffi sono temibili, da prendere con le pinze (”Saddle Smile”). chissà che lavori fanno. Li immagino pronti a sozzare qualunque cosa, slittano velocemente da garage/blues suburbani a qualche cavalcata western (”The Walnut Tree”). Forse ai loro concerti vedremo ancora pochi nerd barbuti, e sconvolti, ma stavolta si ha la netta sensazione che il loro messaggio abbia fatto più centri. Staremo a vedere, per ora possiamo dire che “A Poison Tree” è una grande uscita.