All Things, Forests
"All Things, Forests" è uno di quei dischi che “crescono” ascolto dopo ascolto. Il gruppo propone un indie rock orecchiabile, arricchito spesso dall’uso dei cori e incentrato sull’alternanza tra brani movimentati e momenti di quiete
Quarto album di un quartetto di Brooklyn, All Things, Forests è uno di quei dischi che “crescono” ascolto dopo ascolto. Il gruppo propone un indie rock molto orecchiabile, arricchito spesso dall’uso dei cori e incentrato sull’alternanza tra brani movimentati e momenti di quiete.
Tra i primi spiccano il pezzo d’apertura Bury Me Closer, sorretto da basso, organo e armonie vocali, in cui c’è spazio anche per un arpeggio di ukulele; Beats Beat Nothing, che acquista ancora più vigore verso la fine; He Came To Stay, giocato su saliscendi sonori molto trascinanti. Bridge Of Sighs, con un ottimo intreccio di chitarre, basso pulsante e sfasature ritmiche della batteria. Top Banana suggerisce atmosfere più spensierate, impreziosite da cori celestiali. Con Woah! il ritmo si fa piuttosto vorticoso, fino ad arrivare a una coda punkeggiante.
Tra le canzoni più delicate e malinconiche, meritano una citazione Surprise Us e The Air Between Us, anche se la più riuscita è probabilmente How To Beat Dementia, con la sua linea vocale ammaliante e i ricami psichedelici della sei corde.
Insomma, un’opera ricca di molti spunti, con canzoni che magari talvolta ricordano melodie o sonorità già sentite altrove; tuttavia, il “lavoro di sintesi” delle varie influenze che hanno ispirato i brani suonati da Rachel Warren, Christina Prostano, Sarah Brockett e Dale W., Miller è stato eccellente, e ci spinge a consigliare l’ascolto di All Things, Forests a tutti gli appassionati di musica intimista ma non stucchevole, e che soprattutto sappia anche trascinare.
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