All We Love We Leave Behind
Cosa dovremmo dire che non si sappia già? Che sono pesanti? Veloci, incazzati abbestia e violentissimi?
Che mischiano hardcore, noise e metal tritandolo come un Minipimer che procede a 100.000 giri al minuto?
È gente facilmente digeribile i Converge, sì certo, come no. Partono leggerissimi come una piuma sospinta dal vento, una piuma di cinque tonnellate sospinta da venti siderali che viaggiano oltre i tremila km/h.
Ecco, questo è l’incipit di All We Love We Leave Behind, nuovo lavoro della band del Massachussets.
Cosa dovremmo dire che non si sappia già? Che sono pesanti? Veloci, incazzati abbestia e violentissimi?
Che mischiano hardcore, noise e metal tritandolo come un Minipimer che procede a 100.000 giri al minuto?
Tutte cose che sapete già.
Ciò che forse non sapete è che sono in attività da ben 23 anni e di smettere con questi attacchi terroristici non gliene può fregare di meno. Anzi, non ci pensano neanche! Fondono Slayer, Entombed, Black Flag e tutte quelle band che amano lordarsi con il rumore più estremo, governato dalla mancanza di compromessi. Attitudine e muso duro, piglio incazzoso e questa volta, a differenza del passato, giocano anche a fare i “piacioni” – scordatevi il termine se lo associate ai Nickelback – con qualche apertura inaspettata. Fanno sul serio. Niente chiacchiere, nessuna facile concessione, molto arrosto e di fumo forse un po’, ma arrotolato in un pezzo di carta facilmente infiammabile.
Non abbiamo citato neanche un pezzo, è vero.
Confessiamo senza farla lunga. Ma abbiamo un’attenuante: non crediamo ne valga veramente la pena, è inutile stare li a elencare una take piuttosto che un’altra. Ma se proprio non ce la fate a trovarvela da soli vi consigliamo Predator Glory, il perchè lo scoprirete da soli.
Ciò che dovete sapere è che questa è materia molto pericolosa e incandescente. Sono, e si sentono, liberi di manipolare ciò da cui molti altri fuggirebbero in un baleno sposando una facile causa melodica. Fondono metal e hard-core fottendosene delle regole più rigide di quest’ultimo. Questo è un disco self-made, tutto prodotto in casa, come un contadino che vendemmiando produce un vino alieno da tutti quei processi industriali che lo rendono tale.
Insomma, All We Love We Leave Behind è un ottimo mosto in fermentazione e come tale avrebbe potuto subire un netto miglioramento nell’ottimizzazione dei dettagli, cosa che i Converge hanno volutamente evitato optando per lo scontro diretto. L’introduzione di tempi progressivi, di strutture chitarristiche intricate e di pattern ritmici da meningite fulminante sono le tre assi su cui si basa il loro nuovo lavoro. Una quarta, ovvero il rantolo vocale, è il quarto elemento per questo poker perfetto.
Orecchie avvisate mezze s…anguinanti.
Poi non dite che non ve l’avevamo detto, eh!


