Emergenti 24 Febbraio 2018

Araba Fenice

E' fin troppo facile immaginare la ratio che sottende il secondo lavoro lungo di Teresa Capuano, in arte Katres: risorgere dalle proprie ceneri è ciò a cui metaforicamente allude la cantautrice etnea negli otto inediti (più una cover) di questo suo nuovo lavoro

Artista
Katres
Etichetta
Giungla Dischi

E’ fin troppo facile immaginare la ratio che sottende il secondo lavoro lungo di Teresa Capuano, in arte Katres: risorgere dalle proprie ceneri è ciò a cui metaforicamente allude la cantautrice etnea negli otto inediti (più una cover) di questo suo nuovo lavoro.

A un lustro di distanza dall’esordio Farfalla A Valvole, e dopo il tour della scorsa estate a supporto di Ermal Meta, eccola con un disco che è una dichiarazione di guerra alla staticità, un inno al cambiamento.

Il cantautorato al femminile ai tempi del #metoo è un’affermazione d’orgoglio che nel caso della Capuano si sostanzia in testi forti, diretti e introspettivi. Il suo è un percorso che parte dall’autoannullamento (“Incasso ed ho le mani vuote e il cuore calpestato da te” canta nell’opening-track Ormai Ho Deciso), ma poi il vento cambia (“Splendono lungo la mia schiena/le paure che mi hanno impedito di volare/le guardo bruciare per poi risorgere dalla cenere/e credere che sia possibile evolversi partendo dalla distruzione”, canta nella title-track), per finire con una rivendicazione (“Se sono viva è solo merito mio”, canta in La Risalita).

Ed è la voce aspra e contundente della protagonista a dare al tutto un’aura di fierezza e spigolosità al cui servizio agiscono arrangiamenti non proprio minimali ma comunque vellutati, con la chitarra acustica a dettare le linee melodiche, qualche sprazzo di elettrica, episodici rintocchi di piano, archi e synth, cori e una sezione ritmica languida e discreta.

Tra i nove brani registrati in presa diretta e prodotti da Daniele Sinigallia, spiccano Non Chiamarmi Amore e Bla Bla Bla, mentre l’ultimo in scaletta, Mokarta, è una cover della band folk-rock messinese Kunsertu.