Born Under Sight
Camaleontici questi giovani non fanno una grinza tra dinamiche dirette e potenti, eclettiche originalità e una voce che si fa strada fin dalla prima traccia. Peccato che il gruppo poi si sia sciolto.
Manifesto in cinque tracce per l’EP dei Strawberry Fields, quartetto di Faenza propenso alle all’alternative e al pop-rock sperimentale la cui linea di voce sottolinea appieno le poetiche di un groove molto originale. Stile brit alla Radiohead, U2 e ai Beatles naturalmente a cui la giusta chiave di lettura personale fa centro, dalla trascinante ritmata title-trak “Born Under Sight” in sinth e drum-machine dal gusto estemporaneamente retrò a “Sand in The Eyes” che scivola dritta nelle diligenti linee di batteria e i riff di chitarra. Un punto ancora a loro favore con “Betterman” dalle ritmate portanti e dalla voce di Leonardo Bassani, mutamenti in stile che non fanno a meno di stupire e se a questo sommiamo il fatto che parliamo di un EP e di una giovane band la sorpresa è grande. Band tutta d’un pezzo che nei 2 minuti e 27 di “Point of Break” infiamma la superata metà del promo con un stile superbamente rock, per poi salutarci nelle malinconie pop di “8-Bit 26”. Camaleontici questi giovani Strawberry Fields non fanno una grinza tra dinamiche dirette e potenti, eclettiche originalità e una voce che si fa strada fin dalla prima traccia. La miscela è decisamente convincente,bravi! Peccato che il gruppo si sia sciolto a “causa di diverse divergenze interne” come risulta dalla loro pagina su Myspace.


