Italiani 23 Febbraio 2009

Carboniferous

Il filo che lega i dieci brani di "Carboniferous" sembra essere un viaggio alla ricerca dell'intimo ritmo primordiale di ognuno. Una pulsazione nascosta e celata da strati di nera realtà umana

Artista
Zu
Etichetta
Ipecac

Dopo svariati progetti, ultimo la collaborazione con Il Teatro degli Orrori, tornano gli Zu per aprire l’anno nuovo al massimo della tensione musicale; infatti molte sono le sorprese che si celano in “Carboniferous”. La prima è la nuova etichetta, Ipecac, che fa del primo sostenitore della band e co-protagonista di live e registrazioni, Mike Patton (Faith No More, Fantômas), anche in qualche modo il capo spirituale.

Ma la cosa più lampante è il diverso approccio degli Zu in “Carboniferous”, in quanto il disco da subito appare più integro rispetto ai passati album: le sonorità che hanno caratterizzato il trio, portare all’esasperazione i giri di chitarra jazz-core con incastri di sax isterico e una batteria altrettanto malsana, sono più compatte e affondano il colpo decisivo all’unisono. Subito dalla prima traccia “Ostia” l’impatto è notevole e lo stesso mood procede con “Chthonian” dove la partecipazione di King Buzzo dei Melvins è sicuramente la ciliegina sulla torta di tutto l’album.
La ricercatezza degli arrangiamenti tra chitarre, basso e sax sfocia in una follia da film dell’orrore. Il livello tenuto dai tre romani è sempre alto e continuo, anche nelle traccie successive come la meccanica “Carbon” e l’isterica “Beata Viscera”, costruendo una ragnatela ancora più complicata e onirica in “Erinys” e con l’ingresso dello stesso Patton in “Soulympics”. La pulsante e frenetica “Mimosa Hostilis” è il preludio ad un finale, nel quale la band sembra discostarsi un po dal filo del discorso iniziale, forse perdendosi proprio nei loro incubi musicali.

Il filo che lega i dieci brani di “Carboniferous” sembra essere un viaggio alla ricerca dell’intimo ritmo primordiale di ognuno. Una pulsazione nascosta e celata da strati di nera realtà umana che allontana chiunque provi soltanto a scalfirla rendendola intoccabile.