Ci Hanno Fregato Tutto
Messo da parte l'afflato intimista e il dialogo con se stesso, il cantautore perugino di nascita ma che da nove anni vive a Barcellona sceglie di aprirsi al pubblico, rivolgendosi con rabbia sferzante alla propria generazione
- Artista
- Olden
- Etichetta
- Beta Produzioni
Era andato al letto presto, come da titolo del precedente lavoro. Ma forse ha dormito troppo e nel frattempo gli hanno fregato tutto.
Evidentemente, però, erano ladri professionisti perchè Davide Sellari – in arte Olden – non è uno a cui la si fa. E se lo fate incazzare smette i panni di cantautore folk/acustico e tira fuori le unghie.
Messo infatti da parte l’afflato intimista e il dialogo con se stesso, il cantautore perugino di nascita ma che da nove anni vive a Barcellona sceglie di aprirsi al pubblico, rivolgendosi alla propria generazione. Il risultato è un disco in cui mood e arrangiamenti rock accompagnano testi che esprimono rabbia, rassegnazione, disillusione e paura di fronte al mondo d’oggi.
E’ infatti quando s’inalbera che Olden, come il giovane suo omonimo (con un’acca in più) del romanzo di Salinger, dà il meglio di sè. Quando cioè emergono asperità e ruvidezze tra le pieghe di un disco sostanzialmente pop ma non innocuo. E’ il caso della graffiante Ma Non Sarebbe Stato Meglio, dai richiami Afterhours, ma anche della danzereccia La Festa Dell’Indipendenza e dell’incazzosa, seppur pericolosamente contigua a territori Negramaro, E’ Tutto Tuo.
E che non si tratti di un lavoro destinato solo a fare statistica è confermato anche dall’hook irresistibile della funkeggiante Gianni e dall’opening Non Ti Credo.
Dall’altra parte il colore è ora ravvivato dai pigmenti estivi dell’orecchiabile title-track, ora smorzato dai toni mesti delle ballad Pianeta Rosso e Vacanza Breve, oltre che della struggente chiusura piano/voce Gli Stessi Sorrisi Di Sempre.
Alla riuscita del disco hanno dato una gran mano Enrico Giovagnola (piano, synth), Andrea Foreschi (chitarra elettrica), Francesco Miceli (batteria) e Giacomo Rossetti (basso).
Mentre l’immagine in copertina è stata realizzata da Renzo Chiesa, autore di copertine storiche come Un Gelato Al Limon di Paolo Conte e soprattutto Dalla di Lucio Dalla. Sì, quella degli occhialetti infilati sullo zuccotto che sarebbe poi diventata il simbolo del cantautore bolognese


