Emergenti 22 Gennaio 2014

Così Canterò Tra Vent’Anni

Un disco diretto, sorretto da un linguaggio brillante e versatile, capace di passare da registri evocativi ad altri maggiormente spigliati e disinvolti senza per questo accusare troppo il colpo.

Artista
Simone Avincola
Etichetta
Helikonia

Uscito nei primi giorni del 2014, “Così Canterò Tra Vent’Anni” è il secondo album d’inediti di Simone Avincola, caparbio ed eclettico compositore romano classe ’87. Il disco rappresenta l’ideale seguito de “Il Giullare E Altre Storie”, discreta autoproduzione del 2009 che ricevette sia un buon feedback dalle radio e dalle riviste indipendenti italiane, sia importanti apprezzamenti da parte di illustri colleghi del giovane artista tra cui Paolo Conte ed Edoardo De Angelis.
Rispetto proprio a “Il Giullare E Altre Storie” questa nuova raccolta di canzoni originali manifesta fin da subito un utilizzo più corposo, lungimirante e soprattutto maturo degli arrangiamenti. I quattordici pezzi in scaletta non mancano infatti di palesare parecchie chitarre, tanto acustiche quanto elettriche. Altrettanto ricorrente è poi l’uso di uno strumento sempre molto suggestivo e dal suono gradevole quale la fisarmonica – discorso simile pure per armonica e sax che fanno spesso capolino.
Insomma, si tratta di un disco ben suonato e su questo non c’è dubbio. Un disco diretto, sorretto da un linguaggio brillante e versatile, capace di passare da registri evocativi ad altri maggiormente spigliati e disinvolti senza per questo accusare troppo il colpo.
Bisogna dire che il meglio Avincola lo dà quando tenta di raccontare storie o di ricordare persone a lui care. E in tal senso brani come Marinaro, Lettera Da Sant’Anna Di Stazzema e Anna sintetizzano benissimo questa sorta di esigenza, specialmente perché coadiuvati da splendide musiche. Abbastanza coinvolgenti al tempo stesso i componimenti dalle radici più “folkloristiche”: Er Bandito, Non Ho Mai Visto e Gira Il Mondo i più convincenti. Poco entusiasmanti invece gli episodi in cui, nonostante la buona volontà, si scorge prevedibilità a livello testuale e sonoro. Qualche esempio? Invisibili, Canzone Stupida, Abbiamo Noi Il Potere, Per Le Sette Meno Un Quarto (qui presente in una scarna versione live) e poi la title-track che chiude l’album.
Sebbene risulti essere nel suo insieme un buonissimo Lp, “Così Canterò Tra Vent’Anni” ha però anche un difetto abbastanza evidente: l’eccessiva lunghezza complessiva. E su tale punto c’è poco da dire: esagerato il numero di tracce. Ne bastavano dieci al massimo, se non nove. Ed esagerato di conseguenza il minutaggio totale che supera addirittura i cinquantacinque minuti.
Va detto però che un aspetto del genere non finisce certo con l’influenzare in maniera così negativa il giudizio di un disco che supera ampiamente la sufficienza.