Ambient/Elettronica 5 Novembre 2011

Cronache romane – Parte Seconda

Ci dispiace appurare che anche quest’anno le sale dell’Auditorium non sono mai state zeppe di pubblico...

La sesta edizione del festival capitolino è giunta quasi al capolinea; i film in concorso sono terminati, rimangono però alcuni film da recuperare e alcune visioni nelle sezioni collaterali oltre naturalmente all’assegnazione dei premi, per cui dedicheremo una pagina a parte.
Cosa ci lascia allora, questa ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma?
Intanto ci dispiace appurare che anche quest’anno le sale dell’Auditorium non sono mai state zeppe di pubblico. I romani non riescono proprio a farsi coinvolgere da questo evento popolare. Tranne la sezione Alice nella Città, che è sempre gremita di chiassose scolaresche.
Ancora una volta quindi, il giudizio sui lungometraggi di Alice è positivo, si salvano quasi tutti, e rimangono il fiore all’occhiello di questo festival che ha fatto fin dall’inizio fatica a carburare.
In primis, si segnala il gioiellino belga visto qualche giorno fa, Little Glory di Vincent Lannoo, il regista dell’horror Vampires, che in questa sede sviscera un delicato dramma sull’infanzia e l’adolescenza; nei panni del protagonista troviamo, sempre rimanendo nel tema di vampiri, Cameron Bright, alias l’Alec della saga di Twilight, qui in stato di grazia. Bright/Shawn ha solo diciannove anni, è appena rimasto orfano anche del padre e ha una sorellina di nove anni che gli vogliono togliere per dare in affidamento, ma lui lotterà contro tutti pur di crescerla da solo.
Altro capolavoro annunciato, sempre della sezione curata da Gianluca Giannelli, è From Up On Poppy Hill, il secondo lungometraggio di Goro Miyazaki, figlio d’arte e speranza dello Studio Ghibli. Tratto da una sceneggiatura paterna, la pellicola ambientata nel 1963, all’inizio del boom economico del dopoguerra nella città portuale di Yokohama, segue le vicende di vita quotidiana e scolastica dei giovani Umi e Shunya, i quali s’innamorano durante le lotte studentesche per salvare il Quartier Latin, sede di vari club scolastici nonché memoria storica di intere generazioni. L’eterna lotta tra presente e passato, il nuovo che avanza ma con un occhio alla tradizione. Imperdibile!
Altra gradita pellicola, collocata però nel fuori concorso di Alice nella Città, è il simpatico e graffiante Butter di Jim Field Smith. Si ride di gusto sulla destra americana; protagonista Destiny, un’orfana afroamericana che è stata adottata da una famiglia di bianchi americani del Midwest, la quale parteciperà a un buffo concorso per scultori di burro.
Per quanto riguarda il Concorso principale, c’è stata la presentazione dell’ultimo film, il cinese Love For Life di Gu Changwei, un bravo regista, che qui ha dato il peggio di sé.
A menare le danze sono stati gli italiani: l’ultimo del Concorso La Kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo e nel fuori concorso Un giorno questo dolore ti sarà utile di Roberto Faenza.
La Kryptonite nella borsa è l’esordio dietro la macchina da presa dello scrittore/sceneggiatore Cotroneo, tratto da un suo romanzo. E’ la classica commedia scaccia pensieri, che racconta le vicende di una famiglia napoletana negli anni ’70; un film decorativo, senza grosse pretese nonostante la bella fotografia di Luca Bigazzi.
Anche Un giorno questo dolore ti sarà utile, ha origini letterarie. Faenza rimane fedele come sempre al testo, impagina in immagini l’ultimo racconto omonimo di Peter Cameron. Malgrado una regia troppo convenzionale, che non ha particolari guizzi estetici, è un bel film di formazione, ambientato nella New York dei nostri giorni, vista attraverso gli occhi timidi e profondi del giovane James, un ispirato Toby Regbo.
Un’altra delusione del concorso è l’horror psicologico Babycall, del norvegese Paul Sletaune, che non aggiunge niente di nuovo alle storie di fantasmi. Il genere horror, usato come pretesto per denunciare la violenza all’interno delle mura domestiche era un potenziale materiale filmico molto interessate, peccato per l’occasione mancata. Comunque, ottima l’interpretazione di Noomi Rapace.
Concludiamo questa pagina, segnalando nell’ambito del Focus sul cinema anglosassone contemporaneo due pellicole molto interessanti, che devono molto all’estetica realistica e mai patinata di Ken Loach: Wild Bill e Tyrannosaur.
Wild Bill, opera prima dell’attore britannico Dexter Fletcher è passato oggi nella Sala Sinopoli accompagnato da un grande applauso del pubblico. Un’altra storia che mette in immagini uno struggente e mai banale rapporto padre/figlio nell’East End di Londra dove violenza e droga accompagnano ogni passo della vita quotidiana.
Anche Tyrannosaur è il debutto alla regia di un altro grande attore inglese come Paddy Considine. Filo rosso conduttore dei due film è il percorso di redenzione di entrambi i protagonisti, oltre ad un linguaggio fortissimo e disperato, ma mai furbetto, che non cerca la lacrima a tutti i costi.