Dead As A Dodo
Atmosfere cupe e surreali, quasi ossessive, accompagnano i dieci brani dell’album in quella che ha tutta l’ aria di un buon soundtrack album.
- Artista
- Joy As A Toy
- Etichetta
- Cheap Satanism Records
Autoproclamatisi adepti del cosiddetto ‘vampire rock destroyers’ già dal loro esordio “Valparaiso”, oggi i belgi Joy As A Toy affondano i canini nella carne fresca con questo secondo lavoro dal nome che pare uno scioglilingua: “Dead As A Dodo” assorbe lo spirito degli horror di Dario Argento in pieni anni ’70, quelli in cui la musica accompagnava le scene sostenendo i momenti culminanti.
Seguaci evidenti di quel genere che parte da Ennio Morricone ed arriva fino a Goblin, passando per Mr. Bungle e Robert Wyatt, i Joy As A Toy cercano di rielaborare i propri riferimenti mescolando in un calderone unico armonie surrealistiche, voci abrasive, B-movie e spargendo qua e là qualche furbizia pop.
“Dead As A Dodo” è un incubo allucinato ed un viaggio psichedelico tra le angosce dell’ascoltatore: brani come la velenosa chiusura Only The Mother Shot in the Head, l’ orgiastica e lunare Love Zombie, se non anche l’ inquietante apertura omonima Dead As A Dodo, sarebbero calzate a pennello in un master qualsiasi della famosa “trilogia degli animali” del regista romano: aldilà di ciò però, sono presenti momenti incomprensibili in cui l’ oscurità si limita solo ad un velo talmente leggero da essere trapassato da sparuti lampi (la simil-poliziesca Zombie Safari) o addirittura prove tecniche di sintetizzatori conditi con salsa progressive (Successful Failure) in cui di particolarità da sottolineare se ne vedono ben poche.
Atmosfere cupe e surreali, quasi ossessive, accompagnano i dieci brani dell’ album in quella che ha tutta l’ aria di un buon soundtrack album, dove i brani dovrebbero essere sorretti dalle scene, proprio come negli horror anni ’70.


