Digital Garbage
Messo da parte lo sberleffo e scartate le inezie, con 'Digital Garbage' i Mudhoney esprimono un giudizio corrosivo e inclemente sui mali che affliggono la nostra epoca
Messo da parte lo sberleffo e scartate le inezie, con ‘Digital Garbage’ i Mudhoney esprimono un giudizio corrosivo e inclemente sui mali che affliggono la nostra epoca.
Obiettivo della loro critica, ora sarcastica ora spietata e sprezzante, è soprattutto l’America corriva, razzista, conservatrice e guerrafondaia, ma Mark Arm e compagni lanciano i propri strali anche contro l’ottundimento delle coscienze, e il comportamento da decerebrati assunto da tanti individui fagocitati dalle consuetudini e dal conformismo legati agli aspetti più deprecabili dei social network (quest’ultimo, sottolineato in “Kill Yourself Live”).
Le canzoni sono brevi, forse meno veementi del solito. L’intensità e la crudezza dei suoni, sebbene un po’ smussate, non addolciscono un disco che manifesta il proprio dissenso – ma senza sproloqui o dichiarazioni programmatiche – nella maggior parte dei suoi solchi (a proposito, bella e originale la copertina apribile della versione in LP).
Alle cadenze rallentate di brani quali “Nerve Attack”, “”Night And Fog” e “Messiah’s Lament” (pseudo ballata elettroacustica di grande efficacia), fa da contraltare la vivacità di pezzi come “Paranoid Core” e “Prosperity Gospel”.
Il sound caratteristico del gruppo lo ritroviamo nello stridore delle chitarre fuzz di “21st Century Pharisees” (il politically correct è un concetto che i Mudhoney non hanno mai fatto proprio), in “Hey Neanderfuck”, nei cambi di tempo e negli assolo di “Next Mass Extinction”.
Il quadro delineato in ‘Digital Garbage’ è allarmante e desolante. L’escapismo come unica soluzione (sembra suggerirlo “Oh Yeah”)? La band non ne propone altre: mostra il dito medio ai responsabili di tale situazione, e regala ai fan un altro album pregevole, da ascoltare più volte per apprezzarne appieno il valore.


