La scena 9 Giugno 2007

Dissonanze 7 live @ Palazzo dei Congressi – Roma, 2 giugno 2007

Una bomba. Dissonanze è senza dubbio il festival di musica elettronica e arte digitale più “cool” d’Italia. Quest’anno siamo arrivati alla settima edizione e come sempre grandi nomi hanno solcato i palchi e le consolle nel Palazzo dei Congressi a Roma.
I dj e i musicisti provenienti soprattutto da USA, Germania e naturalmente Italia, sono tutti di stampo elettronico sperimentale e trovano in Dissonanze un modo per confrontarsi, per far arrivare al pubblico non solamente il lato più danzereccio di quest’arte e magari trovarsi sullo stesso palco per qualche collaborazione.
La “mia” serata è la seconda, il 2 giugno. Mentre entro, sento alcuni ragazzi lamentarsi del prezzo del biglietto secondo loro troppo alto; addirittura durante la serata ci saranno prove di “sfondamento” da parte di personcine, usando un eufemismo, non proprio garbate, che cercheranno di “imbucarsi” senza pagare. Comunque per un festival che apre le danze intorno alle 22 e chiude alle prime luci dell’alba, come nei migliori club europei, 30 euro sono un prezzo onesto. E poi ricordiamoci che il prezzo per l’entrata nelle discoteche più “in” di Roma, si aggira su una cifra poco più bassa ma la differenza – inutile dirlo – è sostanziale.
Ma torniamo alla struttura della serata. Tre le postazioni. La prima, l’aula magna.
Mi siedo su una delle comode poltrone proprio mentre si stanno spegnendo le luci e sul palco salgono i Giardini di Mirò. Tra il primo e il secondo pezzo Jukka Riverberi (chitarra e voce) spiega al pubblico che anche se molti ritengono i GDM pesci fuori d’acqua in un festival come Dissonanze, loro si sentono assolutamente a loro agio. E si vede, anzi, si sente! Quarantacinque minuti di set in cui la malinconia delle tastiere si fonde con la profondità delle voci che corrono su una linea sonora a tratti elettronica grazie all’uso dei synth. Due i pezzi del nuovo album, lo struggente singolo “Broken By” e la nervosa ma decisa “Petit Treason”; per la chiusura del live si torna invece alle ambientazioni post rock di “A New Start”.
Si riaccendono le luci per il cambio palco. E’ la volta di Fennesz and Mike Patton. L’austro-francese ci intrattiene con i suoi famosi brani composti con computer e chitarra, mentre l’americano (fondatore e voce dei Faith No More) utilizza vocalismi particolari, che si fondono con la base elettronica di Fennesz. Il risultato è uno spettacolo molto interessante per gli amanti delle sperimentazioni ma anche godibile per chi di musica elettronica non se ne intende.
A questo punto decido di fare un giro nelle altre sale. Mi imbatto, per secondo, nel salone dalla cultura adibita a dancehall e mi sembra di stare ad un rave. Luci verdi si rincorrono e inghiottiscono nubi di fumo di cui la sala è imbevuta; tra musica “a stecca”, illuminazione da party della fine dell’anno e sudore, muoversi disarticolati, senza pensare, trascinati dalla musica incessante che varia dalla techno al rock’n’rave. Qui si alternano Italoboyz, con la loro disco music all’italiana, Franz & Shape, Digitalism e infine l’acclamatissimo Chris Liebing.
Per finire faccio un salto alla terrazza. Purtroppo a metà serata inizierà a piovere, mettendo fuori uso la location più suggestiva: un teatro all’aperto di marmo bianco a 30 metri d’altezza, e con 360° di panorama, con luci fuxia proiettate sul fondo. Qui si sono susseguiti dj con attitudini meno danzerecce e più di “cervello” e d’avanguardia rispetto al salone della cultura. Uno su tutti Isoleè con i suoi suoni ricercati, rumori lontani e inusuali toni bassi e il grande Pole, musicista che ha avuto un ruolo cruciale in particolare nell’incontro tra il dub e la produzione digitale.
In conclusione un bel Dissonanze, un interessante festival per tutti i gusti, sicuramente consigliabile a chi ama viaggiare su tonalità differenti e abbia voglia di scoprire i nuovi percorsi mondiali della musica elettronica.