Folk 7 Aprile 2017

Don Antonio

Un album di debutto poetico e paradossale, un collage i cui tasselli (non lo diresti) ma s'incastrano a puntino

Artista
Don Antonio
Etichetta
Santeria

Antonio Gramentieri, in arte Don Antonio, sveste i panni di fondatore e leader dell’ensemble Sacri Cuori e si cimenta nel suo primo disco solista, riuscitissimo e appassionato caleidoscopio di richiami “world”, tra echi folk, ritmi latini/centroamericani, colonne sonore e field-recording.

Un world a cui però il Nostro gira le spalle piantandosi sul molo del porto di Catania – la maggior parte del disco è stata registrata agli studi Zen Arcade della città etnea – e rivolgendo lo sguardo al Mediterraneo, vero crocevia tra est, ovest e sud del pianeta, punto di sbarco e imbarco da e verso mete anelate o anche solo immaginate.

E ce n’è di che perdersi in questo mare di mezzo di suoni e suggestioni. Le identità poetiche e cangianti del Don si sostanziano in 14 brani prodotti dallo stesso autore e suonati insieme musicisti del calibro di, tra gli altri, Cesare Basile, Enrico Mao Bocchini, Marcello Caudullo, Massimo Ferrarotto e Christian Ravaglioli.

Si va dal talking blues dell’iniziale Sera ai perfetti intarsi di piano, sax, archi e fischiettii di Oh La La; dalla cumbia sensuale di Amorcantando al twist di Baballo; dalle chitarre afro di Alma ai richiami dub di Ramon. Ma c’è spazio anche per i Santo & Johnny de “Il padrino” e “Piedone lo sbirro” in Lontana, la pedal steel di Tom Heyman, con annessi riff di chitarre baritone, in Sunset, Adriatico, e una telefonata con Howe Gelb in Il Turco.

Il tutto a formare un poetico e paradossale collage i cui tasselli non lo diresti ma s’incastrano a puntino, l’ideale trait-d’union tra Captain Beefheart e Alfio Antico. Forme indefinite si fanno largo nelle pieghe della nostra mente, trascendendo tempo e spazio e confondendosi col rumore delle onde