Dvojka
Damir Imamovic viene dai Balcani e mette su disco un folk introspettivo suonato con grande intensità
- Artista
- Damir Imamovic’s Sevdah Takht
- Etichetta
- Glitterbeat
Come suggerisce l’ “ic” del nome, Damir Imamovic viene dai Balcani. Dalla Bosnia, per la precisione. E Dvojka è il suo primo lavoro su Glitterbeat, secondo in assoluto, realizzato in quartetto assieme al bassista Ivan Mihajlović, al percussionista Nemad Kovačić e alla violinista Ivana Durić.
Siamo in ambito folk, ma a differenza di quello gaio e casinista di Goran Bregovic, qui il mood è molto più lento e malinconico. Meno balli e ritmi scatenati, più introspezione e meditazione. Anche la fisarmonica è assente ed è rimpiazzata da un violino assai meno festaiolo.
“Sevdah” è una parola di origine araba ed è l’equivalente della saudade portoghese, e il genere che ne prende il nome è appunto un tipo di musica che parla di cose tristi tipo nostalgia o amori non corrisposti o finiti in malo modo. Per questo è molto simile al fado o alla canzone sentimentale turca e mediorientale.
E’ un genere che in Bosnia viene suonato dal XV Secolo, una sorta di blues balcanico, anche se nel caso di Imamovic è parecchio attualizzato, in particolare nella sezione ritmica – dai richiamo afro – e dal basso jazzato. Il tutto, poi, ornato da melodie cristalline


