Italiani 20 Ottobre 2026

Elena Ley: la connessione con se stessi

La semplicità di un bel pop d'autore, canzoni di un sentire e di un quotidiano comune a tutti...

Artista
Elena Ley

Di questa voce che un poco acciacca le chiuse e vocali e un poco si fa scura sulle frequenze medie, affascinante dai tratti folk e scritture leggere di pop in rosa… rivendicando genuinamente il multitasking che ogni donna (e ogni uomo) è costretto a indossare ogni santo giorno.

Eccolo l’esordio italiano (per così dire) di Elena Ley: esce “Connectando” per Elme e sono canzoni nuove ma soprattutto canzoni in italiano. E a chiusa troviamo anche un prezioso omaggio a quella stanza densa di cielo di Gino Paoli. Connettersi, mettere in comunicazione, tratti di ciò che è stato con ciò che ancora deve prendere forma, con canzoni nuove che significa viaggio, confronti, traduzioni di se. Quattordici nuove scritture che diventano frammenti di un’autobiografia allargata, dove l’esperienza personale spesso incontra le storie degli altri.

C’è poco da sottolineare dentro un disco che principalmente parla la lingua del pop: bella la voce di lei quando sostiene con leggerissimi vibrati le note, e qui cito l’inizio de “Il testamento” che poi si apre in un rolling alla “Viva la mamma” di Bennato. E occhio amici che il rock non è poi così lontano in questo disco, vive di buona salute anche dentro i ricami meno illuminati di tracce come “Paura di vivere” ricca anche di un bel video in rete. E quel modo americano che richiama tantissima letteratura di grandi classici, si sprigiona dentro le meravigliose aperture poetiche e dense di aria di “Regalami un sorriso”… oppure “Canto Italia” un piano e voce che tanto si appoggia a modi minori per sviluppare questo manifesto d’amore per i suoi ritorni in patria.

Un disco pulito, un disco di passaggio probabilmente, un disco che serve per “vomitare” scritture e urgenze chiuse dentro un cassetto. Chissà quanti altri cambiamenti ci sono sotto la pelle di questo lavoro che forse, a mio parere, ha dedicato ampia attenzione alla scelta artigiana delle parole, forse un pizzico meno a quella del suono e delle melodie che in fondo non cercano niente di speciale. Ma chi l’ha detto poi che debbano farlo? L’ho letto da qualche parte e lo disco anche io: un disco acqua e sapone.