Reprise Records
Ohms
Potente e onirico nella sua esplosione di suoni, Ohms restituisce in musica il bianco e il nero pixelato del suo artwork, opera di Frank Maddocks (lo stesso di White Pony), con quegli occhi che ci guardano e ci conducono all'interno di un labirinto di possibilità tanto oscuro quanto ipnotico.
Un album figlio dei nostri tempi, soprattutto dal punto di vista contenutistico, costruito sulle giustapposizioni, su poli che si attraggono creando un interessante equilibrio sonoro. Un luogo ideale in cui gioia e dolore, luci e ombre, evidenza e mistero, passato e presente, si fondono e si confondono costruendo qualcosa di unico, nel magma di una libertà compositiva assoluta. L'Yin e lo Yang portati al perfetto bilanciamento.
Father of All Motherfuckers
Chi si aspettava un ritorno alle origini rimarrà un po’ deluso e questo nuovo album del trio di Berkeley non è affatto di scadente fattura, sia sotto il profilo tecnico che stilistico. Il “viaggio” artistico di un gruppo passa anche da produzioni come questa che secondo me si colloca tranquillamente nella Top 3 delle produzioni del nuovo millennio dei Green Day dietro solo ai colossi “American Idiot” e il concept album “21st Century Breackdown”, oggettivamente di un altro livello. Mi auguro che “Father of All Motherfuckers” possa essere l’inizio per un nuovo ciclo e che porti il loro sound ad un nuovo livello di progettazione e produzione. Sostanzialmente ad un nuovo Punk
Colorado
Siamo di fronte ad un gran bel disco, non certo nuovo nei contenuti musicali, ma una solida conferma di quel verbo che - a parole e in musica – Neil Young ha portato avanti negli anni. “Colorado” non è soltanto un album, ma prelude l’uscita di un film documentario intitolato “Mountaintop” che ne racconta le diverse fasi di lavorazione. Album imperdibile, in cui ritrovare le basi di tanta musica rock moderna, prima di mettervi in volo…