Gli Oasis hanno vinto il festival di Sanremo
Doveva essere il festival del rinnovamento, questo 54mo festival della canzone italiana che si è concluso a Sanremo sabato scorso. E in parte lo è stato, data l’assenza delle majors e il (forzato?) ricorso a nomi nuovi, che ha fatto dire alla conduttrice Simona Ventura che sembrava quasi di essere a Castrocaro. Si è però confermato che Sanremo è sempre più uno spettacolo televisivo, in cui la musica appare ormai come un pretesto, una noiosa pratica da espletare senza troppo entusiasmo. I momenti migliori, infatti, sono venuti da episodi in definitiva extra-musicali: la comparsata kitsch di Mino Reitano (che è risultata essere il picco d’ascolto di tutto il festival) e la “sorpresa” di Adriano Celentano, intervenuto sabato sera sul palco dell’Ariston afiancato dall’amico e direttore artistico Tony Renis, per poi scatenarsi in una versione di “Rip It Up” di Little Richard. E la musica? Ad essere sinceri, è andata un pò meglio del solito, con molto soul, un pò di blues e meno canzoni tipicamente “sanremesi” di quanto ascoltato nelle passate edizioni. Anche se ci sono stati gli ormai consueti casi di plagio: vale per tutti il caso della canzone vincitrice “L’uomo volante” di Marco Masini, che ricorda fin troppo “Stop Crying our Heart Out” degli Oasis. —– Patetico, invece, il tentativo di controfestival orchestrato dal Sen. Dalla Chiesa a Mantova: se ci si deve sorbire Ricky Gianco, Iva Zanicchi e Francesco Guccini (peraltro parlante e non cantante) in un contesto squallido, allora è preferibile anche Danny Losito nella scenografia perlomeno mirabolante e multicolore dell’Ariston. In paragone era meglio lo scarsamente pubblicizzato contro-dopo-festival dello scorso anno a casa di Vittorio Sgarbi, trasmesso da La 7. Quello almeno faceva ridere.


