Hibaku Jumoku
Grazie alla inusuale combinazione di basso tuba, batteria e sax tenore, l'album d'esordio degli Hibaku Jumoku fonde l'energia viscerale del punk, le improvvisazioni del jazz d'avanguardia e le suggestioni elettroniche in un'esperienza originale e inedita.. Chi ama il jazz d'avanguardia libero e anticonformista troverà in questo splendido album una conferma dei talenti straordinari presente nella musica italiana.
- Artista
- Hibaku Jumoku
- Etichetta
- Record-Y
- Anno
- 2026
Dal 25 settembre 2026 è disponibile l’omonimo album di debutto degli Hibaku Jumoku, pubblicato dall’etichetta Record-Y, un album che non solo sintetizza un anno e mezzo di lavoro del gruppo, ma costituisce il coronamento di una ventina di live che hanno consolidato l’identità musicale della band.
Il trio di Vicenza, formato da Paolo Inserra alla batteria, Antonio Gallucci al sax tenore e Francesco Bucci al basso tuba, ricostruisce la classica formazione jazz priva di pianoforte, introducendo però, al posto del contrabbasso, il basso tuba. Arricchendo inoltre le sonorità acustiche con effetti di vario tipo, il gruppo fonde così sonorità nu jazz, rock, punk, elettronica, ma anche ritmi afro-mediterranei, in un sound particolare e molto specifico, il cui elemento chiave è la solidissima sintonia esecutiva fra i tre musicisti.
Non vi è dubbio che la sostituzione del contrabbasso con il basso tuba, oltre che essere una scelta originale e coraggiosa, che modifica in modo sostanzioso la resa sonora, si risolve anche in un fondamentale e inedito superamento dei confini del jazz convenzionale. Addirittura la mancanza del pianoforte, o comunque di uno strumento polifonico, che in un gruppo così ristretto sulle prime potrebbe apparire un handicap, un qualcosa a sfavore della completezza sonora, diviene invece un elemento chiave, il recupero di maggiori spazi interpretativi, possibile grazie alla eccezionale sicurezza esecutiva dei tre musicisti.
Il titolo dell’album, Hibaku Jumoku, si riferisce agli alberi sopravvissuti a Hiroshima, 被爆樹木(hibakujumoku), termine che unisce le due parole 被爆(hibaku) bombardato, esposto a radiazione nucleare e 樹木 (jumoku) albero, bosco, e che costituisce quindi simbolo di resistenza e di capacità di recupero. Questo concetto viene traslato nel progetto della band, conferendo un valore simbolico ben preciso all’intero lavoro che diviene simbolo di resistenza culturale in un mercato musicale abbastanza appiattito, un atto di grande libertà artistica.

Da notare come i tre musicisti, pur provenendo da percorsi diversi, condividono uno stile univoco che conduce a un’estetica musicale estremamente compatta ed espressiva, dove l’uso estensivo dei vari effetti e dell’elettronica applicati ai fiati rimodula la gamma timbrica di questi strumenti per andare a costituire una chiave stilistica originale.
Già dal primo pezzo, “Little Man”, è evidente la grande capacità tecnica di Francesco Bucci. L’artista riesce a conferire una potenza particolare al pezzo grazie a un’esecuzione impeccabile, che va ben oltre l’immaginabile difficoltà tecnica di replicare il modo di suonare tipico del contrabbasso in questo tipo di formazioni. Nella parte centrale del brano tanto il basso tuba quanto il sax, magnificamente suonato da Antonio Gallucci, danno sfogo a quella che appare essere una improvvisazione sul tema principale, cosa che poi si ripeterà verso la fine, prima della chiusura.
Particolare la tenuta del tempo della batteria, egregiamente suonata da Paolo Inserra in “Playing Trees”, che si accoppia alla perfezione al basso tuba, costituendo così una sezione ritmica di grande effetto, sulla quale poi si sviluppano i particolari fraseggi del sax. “E.S.T.” pezzo ritmato in modo quasi ossessivo dal basso tuba, costituisce una potente struttura sulla quale si muovono i rapidi fraseggi del sax, mentre la batteria non si limita al proprio ruolo, ma interviene dialogando intensamente con il sax.
Più sperimentale “Hibakusha” con i suoni degli strumenti acustici modificati, pezzo molto breve estremamente incisivo proprio per le sonorità utilizzate, che suscita nell’ascoltatore emozioni particolarissime grazie alle micro-oscillazioni melodiche e ai fraseggi che lentamente si ammorbidiscono per poi abbandonare definitivamente la scena. “Beyond the Desert Storm” è un pezzo stupefacente, dove l’incidere iniziale del basso tuba traccia maestose linee armoniche sulle quali il sax si appoggia con una melodia malinconica, successivamente dialogando con il basso tuba per poi lasciare a quest’ultimo spazio per un solo di alto livello.
Chi apprezza il jazz d’avanguardia, non costretto da accademismi o conformismi di genere, non mancherà di apprezzare questo magnifico lavoro che dimostra come sulla scena musicale italiana vi siano ancora musicisti di alto livello, capaci di realizzare opere di indubbio valore artistico.
TRACKLIST
- Little Man
- Playing Trees
- Trinity
- Dana
- E.S.T.
- Hibakusha
- Beyond the Desert Storm
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