Classic Rock 1 Gennaio 2015

Hypnerotomachia

Il sogno è la dimensione che meglio si adatta alle atmosfere irreali e sospese di un album meraviglioso che è come un viaggio nello spazio a bordo di un vascello interstellare che lambisce le esosfere.

‘Combattimento per amore in sogno’. E’ questo il significato di ”Hypnerotomachia”, parola greca e titolo dell’album d’esordio del duo prog romano INIOR formato da Marco Berlenghini (compositore e polistrumentista) e Flavio Stazi (testi e voce), già insieme ai tempi degli Apple Device e qui coadiuvati da Daniele Pomo (batteria) e Riccardo Romano (mixaggio).
E il sogno è la dimensione che meglio si adatta alle atmosfere irreali e sospese di un album meraviglioso che è come un viaggio nello spazio a bordo di un vascello interstellare che lambisce le esosfere di Alan Parson, Yanni e Dream Theater, alla ricerca dei semi dell’universo piantati da Van Der Graaf Generator, Yes e Genesis.
Ma è anche il viaggio dell’essere umano che parte dalle convenzioni artificiose della società contemporanea e arriva all’essenza più profonda e “niechtziana” dell’Io. Perché «nessuno può salvarti dalla crudeltà delle abitudini e dalla tragedia del non riuscire ad abbracciare altro che se stessi».
E a volte l’Altro bisogna cercarlo a costo di perdersi in un groviglio di suoni.
E’ per questo che il cantato assume i contorni di elemento decorativo all’interno di lunghe composizioni strumentali dove produzione, suoni e arrangiamenti la fanno da padroni in quella che è a tutti gli effetti un’opera rock, un concept album dalle tinte increspate che disegna per noi un’esperienza sensoriale fatta di panorami ora foschi (The Paper Ship, MU.S.E., Starslave), ora luminosi (From Blue To Red, Dust), muovendoci tra ninfe di fiume e labirinti di pietra.
E allora vale la pena lasciarsi trasportare da questo ascensore emozionale che dal piano terra porta su in cielo. Ma siamo noi a guidarlo perché «al di sopra delle nostre teste i colori si incontrano e creano un arcobaleno che ci mostra la strada verso l’alto». Sempre durante il sonno, però, perché è nei sogni che la messa a fuoco è secondaria e tutto diventa possibile.