Ska/Reggae/Punk 12 Gennaio 2005

I Green Day ed il loro “viale dei sogni andati in frantumo”

Tutte le volte che esce un album di quelle band che vengono etichettare come punk partono inevitabile le menate su “il punk è morto quando sono finiti i Clash”, “il punk è vivo e cammina con noi”, etc. etc. E anche se si dà ascolto ai fan dei Green Day (quelli che li considerano una punk band), “American Idiot” è un album non-punk. Non so se i Green Day facciano davvero musica punk, ma ad ogni modo questo nuovo lavoro, “American Idiot”, non è niente male. Magari non brilla per fantasia — anche le canzoni migliori sanno un tantino di “già sentito” — però c’è una buona energia, e ce n’è parecchia e ad alto volume rende bene.


Partiamo dal titolo: avete presente la trasmissione “Saranno Famosi/Amici”? Beh, in America hanno praticamente la stessa cosa, che si chiama però “American Idol”. Da qui, il gioco di parole Idol – Idiot. E dal momento che i Green Day non si tirano indietro quando c’è da dire la propria, l’idiota in questione altri non è che il presidente George W. Bush.
Ma, a parte questo riferimento, l’album non ha molto di politico: è per lo più un modo per raccontare di come il sogno americano sia andato e continui a frantumarsi in un milione di pezzi.


Dire che “American Idiot” sia un concept album magari è un po’ esagerato, però in effetti attraverso tutte le canzoni si snoda una storia di un’intera vita. La storia è quella del ragazzo che da spaventato da tutto in “Jesus of Suburbia” (una canzone che dura la bellezza di 9 minuti), pian piano cambia attraverso le esperienze di droga in “Give me Novocaine” e amore per una “Extraordinary Girl”, ragazza che poi lo molla mandandolo decisamente a male (“Wake me up when September ends”).


Il ragazzo incontra chi gli farà perdere la propria ingenuità: è “St Jimmy”, che però potrebbe, volendo, essere lo stesso Jesus cambiato…sì, la storia è decisamente contorta e non sono convinta di averne capita più di metà!


Leggendo i testi, Jimmy forse finisce suicida in Homecomimg (altra botta da 9 minuti) e alla fine Jesus torna a casa e rivede la sua ex ragazza straordinaria in “whatshername”. È questa la canzone che chiude l’album ed è anche una delle tracce migliori.
La canzone più azzeccata è “Boulevard of broken dreams”: un po’ ripetitiva, però ti resta in testa e anche se parla di delusione e di sogni spezzati non diventa mai una canzone-menata.


Bella anche la ballata “Wake me up when september ends”, forse un po’ troppo acustica in confronto al resto dell’album — ma forse è proprio questo il suo punto di forza.


Una menzione particolare va alla voce del cantante Billi Joel Armstrong: cambia talmente tanti toni e flessioni che a volte si ha l’impressione che non sia nemmeno la stessa persona a cantare!