Music Affairs 31 Maggio 2016

II

Un lavoro dove i ritmi ossessivi si sposano con atmosfere gotiche e claustrofobiche creando una miscela malsana che cola dagli amplificatori come un frullato andato a male che si rivolta nello stomaco ed espelliamo vomitandolo.

Secondo lavoro lungo per il quartetto newyorchese degli Zulus i cui componenti provengono dalle esperienze più disparate ma tutte riconducibili all’universo punk di Brooklyn e dintorni, dai Battleship ai Necking ai Teenage Nitewar ai Prisms.
Anche qui, ma più che nella precedente prova, ci si muove tra noise, hardcore e garage rinvigorendo la tradizione “sonica” ma innervandola di rimandi a Fugazi, Unsane, Pussy Galore e Husker Du.
Un lavoro dove i ritmi ossessivi si sposano con atmosfere gotiche e claustrofobiche creando una miscela malsana che cola dagli amplificatori come un frullato andato a male che si rivolta nello stomaco ed espelliamo vomitandolo (la copertina aiuta nella metafora).
Dentro c’è tutto l’aroma della NY underground, il lezzo che emana dalle pareti del bagno pubblico di una stazione o del più malfamato locale notturno della città. Il pezzo-manifesto è Revolver III, una stilettata tra i denti che mostra come un universo possa essere condensato in meno di due minuti al fulmicotone, ma tra gli highlight annoveriamo anche Gemini, Medications e la straordinaria White Virgin.