Editoriale 6 Marzo 2014

Il buon vino non invecchia (quasi mai)

Ci sono personaggi come Bob Mould che, molto noti e contrversi in patria (USA), hanno poca o scarsa notorietà in Italia per una serie di fattori oggettivi.

Qualcuno, tra i più enciclopedici, se lo ricorderà per il suo esordio da frontman negli Hüsker Dü, gruppo seminale dell’hardcore punk statunitense. Altri, sempre ricercatori di chicche oltreconfine, lo assoceranno alla sua seconda esperienza con gli Sugar e al fortunato “Copper Blue” consacrato da NME come miglior album del 1992.

Poi una carriera da solista, tra molti bassi e alcuni alti, che ha ritrovato vigore con l’uscita nel 2012 di “Silver Age”.

A me Bob Mould è entrato nel cuore in un caldo pomeriggio friulano dell’agosto del 2013 quando l’ho trovato sul palco come gruppo spalla al concerto dei Foo Fighters. E da quel momento è stato un percorso a ritroso per recuperare quei pezzi della discografia di attività da solista che confermano la grande qualità di musicista con il raro pregio di unire grandi melodie ad uno stile rozzo e graffiante.

Festeggio cosi la notizia dell’uscita a giugno del suo prossimo album, “Beauty & Ruin” perchè ritengo che tra i personaggi “non nuovi” in circolazione, Bob Mould sia uno di quelli che riesca meglio a rappresentare, con grande energia, passato e futuro.
“Beauty & Ruin” si preannuncia come un disco da appassionati centometristi, trentasei minuti di set list di “compact epic”, come lo stesso Mould ha tenuto a precisare. Un’uscita da tenere d’occhio con la speranza che qualche promoter italiano se lo accaparri per qualche data del tour che celebra i suoi 25 anni di carriera.

(f.b.)