Il ritorno di Eva tra arte, coscienza e libertà
Abbiamo incontrato Eva Milan, un interessante artista con un forte respiro internazionale, musicista, cantautrice e scrittrice. Da qualche giorno è uscito il suo nuovo lavoro discografico “Real”, quarto album in studio. Qui di seguito l’intervista in cui ci racconta il suo ritorno alla musica, riflette sul significato dell’essere indipendenti oggi e analizza il rapporto tra arte, tecnologia e società.
“Real” il nuovo disco

Musicista, scrittrice. Una donna dai molti talenti. Cosa ci regala il tuo nuovo lavoro discografico? Grazie. Spero regali delle buone canzoni all’altezza dei tempi. Ovvero tempi in cui c’è sempre più bisogno di distinguere il vero dal falso. E non mi riferisco solo ai media o all’intelligenza artificiale, ma proprio a partire dal comprendere sé stessi e le proprie scelte esistenziali. A me personalmente “Real” ha regalato il ritorno alla musica dopo un distacco durato fin troppo, con l’occasione di rimettere mano una certa mole di materiale registrato negli anni. Oltre alle ottime tracce di chitarre registrate in alcuni brani con il mio partner-in-crime, il chitarrista Marco Mattei.
Ti consideri ancora un’artista indie? Di sicuro non mi considero un’artista mainstream, di fatto non lo sono, né nello stile né nelle scelte di campo. Se per “Indie” si intende essere indipendenti dalle dinamiche del mainstream, penso di esserlo ancora. Trovo che le etichette mainstream o indie nascano principalmente per logiche di mercato, cosa a cui farei fatica in ogni caso a adattarmi.
Gli esordi
Quando hai iniziato a fare musica, chi era il tuo modello di riferimento? Il mio primo modello di riferimento, e parliamo di oltre una quarantina di anni fa, è stato sicuramente Jim Morrison. Non è una cosa originale da dire, ma all’epoca Morrison per me era un modello di Poeta beat, più che di Rockstar ribelle, perché io ero molto presa nella scrittura poetica e vedevo in Morrison il William Blake contemporaneo, quindi non poteva che essersi incarnato in una rockstar… Dopodiché, musicalmente e a livello vocale ne ho avuti anche troppi, dai Cure ai Sonic Youth, dai Fugazi ai nostri CCCP-CSI, ma anche cantanti di altri mondi come Nustrat Fateh Ali Khan oppure Meredith Monk, una cantante statunitense che usava le tecniche vocali della tradizione sciamanica tibetana.
Se dovessi scegliere, prima la musica o la scrittura? La musica senza pensarci un secondo. Però forse oggi mi sento più a mio agio nella scrittura. Ma si tratterebbe proprio di scindersi in due e rinunciare a una metà di te stessa… ho anche provato a farlo per un certo tempo, ma come vedi non ci sono riuscita.

L’attivismo sociale
Sei famosa anche per le tue battaglie per i diritti umani, attivista sociopolitica. Cosa vedi oggi nel mondo, e cosa sarà dell’arte? Io vedo una rivoluzione della specie e siccome, come disse Mao Tse-tung, la rivoluzione non è un pranzo di gala, c’è una certa crisi e lo sdoganamento di una certa violenza dall’alto verso il basso, insieme a deliri di controllo sociale e bellico più o meno tecnologicamente avanzato. Tuttavia, come diceva invece Tiziano Terzani, che in Cina ha avuto anche qualche problema, ogni crisi può essere l’occasione di un diverso tipo di rivoluzione. Ad esempio, l’apparente imminente, già attuale, dominio della macchina sull’uomo può essere l’occasione per aumentare consapevolezza e rinsavire anziché adattarsi e instupidirsi. Ad esempio, nell’arte ci si può adagiare e lasciare che l’arte divenga qualcosa di totalmente automatizzato, sparendo in quanto testimonianza umana, oppure posizionarsi su un gradino superiore e decidere che quella macchina la governi tu senza per forza assomigliargli. In questo modo c’è chi può farne anche a meno. Aver paura della tecnologia non va bene, perché ti impedisce di comprenderla e di governarla a tuo vantaggio, scegliere di usarla a seconda dei casi oppure no. Mentre la paura è qualcosa che ti lascia indifeso, controllabile e dipendente da qualcos’altro che decide per te. La cosa certa è che le nuove generazioni saranno, sono già, cognitivamente e artisticamente molto diverse da come abbiamo conosciuto l’Uomo fino ad oggi. La sfida sarà come diceva qualcuno, “restare umani”.
I progetti futuri
Progetti per il 2027? Ne avrei anche troppi. Avrei già in mente un altro disco più acustico e incentrato sulla voce. Ma allo stesso tempo vorrei finire due romanzi. Inoltre, come tu sai, ho anche il mio piccolo hobby di gioielli ‘boho style’. Senza contare che tornare a suonare live come si diceva sopra non mi dispiacerebbe affatto. Spero che nel 2027 oltre alla Superintelligenza che ci sostituirà, sarà anche possibile clonarci per fare tutto quello che vorrei fare!


