In attesa di “The King Of Limbs” volume 2
Appare e scompare, riappare ed è un fiore di loto che si apre sotto i nostri occhi, dentro le nostre orecchie e lentamente mette radici nella nostra circolazione.
Questa è sicuramente un’idea per descrivere l’ultimo lavoro dei Radiohead. Dopo un silenzio stampa lunghissimo per la lavorazione del nuovo The Kings Of Limbs, i Radiohead si riaffermano, ancora una volta, una delle band più interessanti e stimolanti, musicalmente parlando, del panorama musicale mondiale.
Questo loro nuovo lavoro dimostra che le basi sono solide e le sperimentazioni sempre possibili.
The Kings Of Limbs ha in se qualcosa legato alla città e ai suoi edifici di cemento, alle sue luci psichedeliche; qualcos’altro legato alla natura, nei suoi momenti più profondi quando stimola l’essere umano alla riflessione; ha molto dell’umanità contemporanea, raccontando anche il bisogno di rallentare e saper respirare in questo mondo.
Risulta di certo un lavoro più intimo, più studiato a livello dell’impressionismo dei suoni, delle loro combinazioni. La voce di York è sempre più rarefatta, più subliminale e si fonde alla linee elettroniche come se facessero parte dello stesso battito, confondendosi, interlacciandosi, trovandosi e poi nuovamente dividendosi.
Un lavoro di ingegneria sonora quello dei Radiohead che non delude i loro fan più accaniti; un album che va ascoltato e riascoltato per permettergli di fare il suo lavoro, di essere una medicina che lentamente si inscrive nella circolazione e diventa parte integrante dell’ascoltatore; è assicurato che dopo il terzo ascolto non potrete più farne a meno.
Un ennesimo strike per una band che non smette mai di portare al mondo dell’ottima musica, di qualità e senza troppi fronzoli. Radiohead è un marchio ormai e ci piace che resti tale.


