Italiani 1 Novembre 2002

In Continuo Movimento

Semplice ed essenziale, con una cura maniacale dei suoni e delle "liriche". L'ultimo viaggio dei Tiromancino conferma lo spessore di un gruppo che, dopo aver stupito con La descrizione di un attimo, torna a colpire nel segno

Ci sono molti concorsi di colpa nel fenomeno Tiromancino. Il primo indizio della loro affermazione è il lungo corso tra i club e i piccoli locali della penisola iniziato nel 1989 quando ancora c’erano da scrivere molte pagine nella storia del rock italiano. Federico Zampaglione e i musicisti che si alternano al suo fianco sono riusciti a tracciare un altro solco importante nell’evoluzione del rock sperimentale italiano. “In continuo movimento”, sesto album del gruppo, è una grande dimostrazione di stile e di profondità musicale. Chi riteneva che “La descrizione di un attimo” fosse solo un episodio fortunato, può ricredersi e trovare smentita nei nuovi scenari disegnati dalla penna di Zampaglione e dal pianoforte di Andrea Pesce. Il percorso musicale del nuovo album scorre senza fretta, concentrandosi sulla fusione di suoni elettrici e di grandi atmosfere acustiche. Punto centrale di “In continuo movimento” è rappresentato dalla suggestione di “Per me è importante” e dalla brusca ripartenza di “E’ necessario”. Zampaglione descrive l’intero lavoro come un “diario autoemotivo”, una sorta di ricostruzione personale degli ultimi tre anni di esperienze. Il risultato è sorprendente. Nonostante questa apparente introspezione il disco scorre senza pause, trasmettendo sempre la stessa intensa energia. Alla fine, quando si esauriscono le tracce, ci si ritrova a riascoltare ogni brano in maniera casuale, perché in ogni piega di “In continuo movimento” si trova qualcosa di nuovo.