Il lavoro concettuale e celebrale del trio cosmopolita richiede certamente tempi di assimilazioni notevoli e non è un disco 'per tutti', non una cosa da ascoltare in viaggio o mentre si va a correre.

”Incognita” è un lavoro complesso sin dai suoi autori: il giapponese KK Null, il messicano Israel Martinez e suo fratello Diego, meglio noto con lo pseudonimo di Lumen Lab. I tre ragazzi si conoscono, scambiano qualche idea e molto presto qualche file che spaziano da suoni quotidiani catturati qua e la, campionamenti elettronici e veri e propri segmenti musicali. Il risultato è questo disco di musica ambient e sperimentale, composto da quattro brani che variano dai quasi nove minuti al buon quarto d’ora di durata.
<iI. parte in sordina, un sytnh dal timbro grigio si articola in un incedere che sfocia nella psichedelia noise della parte centrale e si risolve in un finale fatto di cinguettii e suoni inquietanti. Gli altri brani riflettono grossomodo questi elementi, a tratti ci sono dei richiami ai Sunn O))) ma senza chitarre distorte.
Il lavoro concettuale e celebrale del trio cosmopolita richiede certamente tempi di assimilazioni notevoli e non è un disco ‘per tutti’, non una cosa da ascoltare in viaggio o mentre si va a correre. Quando, però, ci si trova di fronte ad opere del genere il valore artistico prevale sull’immediatezza e non è errato dire che il mondo che Incognita descrive è una sorta di realtà parallela in cui la natura e la città, la pace ed il caos, l’ordine ed i contrasti convivono in un equilibrio precario ma costante, come il tentativo di risolvere le incognite della propria esistenza.