New Releases 15 Maggio 2017

in•ter a•li•a

La band di El Paso con questo folgorante ritorno riporta indietro di diciassette anni le lancette dell’orologio ripartendo dalle atmosfere del precedente, splendido lavoro

Artista
At The Drive In
Etichetta
BMG

Chiedo scusa ai lettori più preparati ma per parlare di questo disco e presentare al meglio i suoi autori è necessaria un po’ di wikimusic: At the drive-in è un gruppo post-hardcore nato nel 1993 a El Paso in Texas. Trainato dalle indubbie doti del trittico Omar Rodríguez-López, Cedric Bixler Zavala e Jim Ward ha pubblicato tre album prima di sciogliersi nel 2001. I primi due Acrobatic Tenement e In/Casino/Out introducono lo stile strambo e irruento della band ma è lo splendido Relationship of Command del 2000 a consacrarla come una delle migliori proposte della scena alternativa americana. Il disco è abrasivo, melodicamente perfetto e provvisto di un impatto emotivo micidiale. Purtroppo le divergenze fra i membri della band (soprattutto tra Zavala e Ward) conducono allo scioglimento del gruppo. Il chitarrista Jim Ward, il bassista Paul Hinojos e il batterista libanese Tony Hajjar danno vita agli Sparta mentre Zavala e Rodríguez-López formano The Mars Volta.

Gli Sparta pubblicano tre album: Wiretap Scars, Porcelain e Threes che riscuotono un buon successo di pubblico e critica pur rimanendo vicini al solco tracciato dagli At the drive-in.

The Mars Volta invece cambiano totalmente approccio proponendo un genere eclettico e ricco di contaminazioni; le loro canzoni sono complesse e strabordanti e affiancano al cantato sgangherato di Zavala lunghe suite strumentali che sconfinano nel progressive, nel noise e persino nel jazz. Pubblicano sei dischi a loro modo tutti splendidi (anche se non immediati) infarciti di citazioni colte che vanno da Federico Fellini a Max Ernst.

Nel 2016 si parla insistentemente di una reunion degli At the drive-in ma alla fine Jim Ward decide di non aderire e viene sostituito da Keeley Davis il chitarrista degli Sparta. Quindi nel maggio del 2017, dopo 17 anni, esce in • ter a • li • a, di cui adesso mi occupo impegnandomi a non fare alcun paragone con i fasti del passato.

Ammetto subito di essere stato catturato dalla schiettezza di questo disco: le sue canzoni solide, compatte e dirette, colpiscono il segno anche se nessuna di esse può essere considerata un capolavoro. I riff di chitarra sono taglienti al punto giusto e si sposano perfettamente con i vocalizzi aciduli di Zavala che sembrano dichiarazioni di guerra più che frasi cantate. I brani sono brevi, intorno ai tre/quattro minuti, e non vi compaiono mai veri e propri assoli ma divagazioni strumentali che amplificano un senso di sana e preordinata follia. Tutta l’opera è intrisa di un rock ruvido ma ricco, ricolmo di schitarrate elettriche, cambi di tempo e ritmi strampalati che si traducono alla fine, in un bellissimo disco.

L’apripista No Wolf Like The Present inizia con un riff corroborante che proclama apertamente la filosofia della band; ne risulta un pezzo tiratissimo con un cantato ispirato e adrenalinico. Call broken arrow presenta una chitarra più hardcore mentre in Ghost-Tape No. 9 è Hajjar a farla da padrone con un drumming percussivo; l’infuocata Torrentially Cutshaw lascia senza fiato grazie all’elevata velocità che la caratterizza dall’inizio alla fine. Ma il brano che mi ha maggiormente colpito è Governed by Contagions con un ritornello aggressivo e bellissimi intrecci di chitarre.

Gli At the drive-in e soprattutto The Mars Volta sono entrati a pieno titolo nel gotha del rock alternativo e sono imprescindibili per chiunque voglia conoscere la storia della musica moderna. Non ci si può quindi esimere dal loro ascolto e dall’assistere ai loro live-show; l’occasione arriverà presumibilmente il prossimo autunno quando è prevista una tappa in Italia la cui data però non è ancora stabilita.