Interviste 9 Dicembre 2003

Intervista esclusiva agli Skruigners

Gli Skruigners nascono nel febbraio del 1996 e sono portatori di un Punk-Hardcore tutto italiano. E’ anche per questo che scorrazzano in giro per l’Europa a fare concerti. Ecco l’intervista

(Domanda) Quali sono state le vostre influenze e cosa vi piace ascoltare in questo periodo ?

Ascoltiamo e abbiamo sempre ascoltato di tutto, e ognuno di noi preferisce gruppi e generi anche diversissimi tra loro, con un diverso modo di intendere la musica. Sicuramente le cose in comune stanno tra il punk e l’hardcore, più sul “vecchio” che sul “nuovo” tanto per darti un’idea, ma poi se ci ripenso credo che influiscano poco sul suono del gruppo, o almeno non direttamente. Semplicemente ci piacciono le belle canzoni, i pezzi che sanno comunicare qualcosa in modo sincero, dai Toy Dolls a Vasco Rossi, dai Wretched a De Andrè, dai Guns N’ Roses ai Bee-Hive, ma non per questo dobbiamo necessariamente somigliare a qualcuno di loro. Il genere che facciamo non va di pari passo con quello che ascoltiamo, sono due cose abbastanza distinte per ognuno di noi, e credo che infondo sia solo un bene. Naturalmente quello che suoniamo con gli Skruigners piace a tutti e quattro, sempre meglio specificare in certi casi. A dir la verità in questo ultimo periodo sto ascoltando poca musica; mi sono affezionato all’ultimo album dei Muse, ho ripreso in mano vecchi dischi di hardcore italiano che non ascoltavo da una vita, e sto scaricando da internet cose malate tipo cd interi di musica aborigena, cinese, indiana. Poi ultimamente ho avuto una bellissima sorpresa ascoltando il cd dei Brokenart da Torino che forse non uscirà mai ma che credo meriterebbe moltissimo, in Italia e non solo

Qual è il percorso che vi ha portato a 2003? Come mai avete impiegato due anni a produrlo?

Il percorso? La vita che abbiamo vissuto in due anni, le esperienze fatte, ciò che abbiamo provato, visto e pensato in questo periodo. Non credo ci sia un percorso particolare da compiere, semplicemente ci piace mettere noi stessi nella musica che suoniamo, in tutta sincerità. In Duemilatre c’è quello che siamo noi ora, niente di più e niente di meno, forse ancora di più che negli altri album. Ci abbiamo impiegato due anni perché è stato il tempo giusto per produrlo, non ho altre risposte, anche perché le nostre canzoni nascono in modo molto naturale come ti ho detto, e di conseguenza non hanno scadenze o ritmi imposti. Credo che un album sia una cosa importante per chi lo suona, che rimane, che ti ricorderà per sempre un periodo della tua vita, quindi non ha senso mettere giù un paio di accordi e sbatterci sopra un testo in fretta e furia, dev’essere una cosa sentita e molto personale. Per questo le nostre produzioni non hanno ritmi costanti, potremmo produrre il prossimo disco fra quindici giorni, oppure fra dieci anni, o mai. Secondo me non è il tempo che ci impieghi per scriverlo che fa un disco, ma quello che ci metti dentro e il modo in cui ce lo metti

Cosa avete acquisito con la vostra esperienza live all’estero?

Veramente non abbiamo avuto tutta questa esperienza live all’estero. Abbiamo fatto dei buoni concerti in Croazia e Svizzera ma niente di più, almeno per il momento. La cosa che mi lascia il segno ogni volta è vedere quanto diversi siano i comportamenti delle persone, a seconda del posto in cui vivono. La Svizzera l’ho vista più o meno come l’Italia, anche perché noi non viviamo poi così lontani dal Ticino, sembrava di stare a casa, si vedono gli stessi atteggiamenti e lo stesso modo di fare, nel bene e nel male s’intende, ma in Croazia ho avuto sensazioni completamente diverse. La gente va ai concerti per divertirsi e non per mostrare la maglietta dei gruppi o la felpa firmata, è tutto più semplice e meno costruito, c’è un’atmosfera molto più rilassata e sincera che da noi, questa almeno è stata la mia impressione. È vero anche che la stessa cosa l’ho provata in posti diversi in Italia, per esempio in Sardegna. Non so cos’altro dirti, se ti aspettavi la solita risposta del tipo “In Germania prestano molta più attenzione alla musica che qui in Italia” mi dispiace ma ancora non posso dartela.

Cosa ne pensate della scena italiana punk/hardcore?

Odio dover parlare della scena italiana, mi sento ridicolo a discutere di qualcosa che vedo si e no, e nelle poche occasioni in cui mi capita di vederla mi delude soltanto, ti parlo di scena intesa per quello che dovrebbe essere, non solo di gruppi musicali. Tutto quello che avevamo da dire si trova nel testo di una nostra canzone che si intitola “Messa in scena” e credo che come titolo renda già l’idea di ciò che potete trovarci; per il momento purtroppo non ho altro da aggiungere

Com’è il vostro rapporto con la Tube?

Al momento molto buono. La Tube Records la vediamo più come un gruppo di amici che si sbattono per uno scopo comune in modo onesto e sincero, piuttosto che come etichetta discografica. Tutto dipende da come si agisce con le persone, non so se mi capisci. Ci siamo sempre trovati bene (con alti e bassi, naturalmente, come in qualsiasi rapporto umano) perché si lavora insieme, si discute apertamente di qualsiasi questione, senza tante menate, proprio come dovrebbero fare dei buoni amici. Da un po’ di tempo a questa parte ci stanno anche dando una mano con l’organizzazione dei concerti e per noi è stato un grande aiuto visto che siamo sempre stati negati per queste cose

Cosa bolle in pentola per il futuro?

Di progetti ne facciamo sempre pochi. Prima di tutto vogliamo stare a vedere come andrà questo nuovo disco e i concerti che faremo per promuoverlo soprattutto; abbiamo già iniziato a suonare parecchio in giro e di tempo per fare grandi progetti non ne abbiamo avuto molto. In vista c’è l’uscita di uno split con i Cripple Bastards, sempre per Tube Records, a cui teniamo molto ma che non abbiamo ancora iniziato a preparare per vari motivi. Per il momento posso dirti soltanto che abbiamo intenzione di fare qualcosa che spiazzi di nuovo chi ci ascolta, che è forse una delle cose che ci divertono di più come gruppo. Poi vorremmo riuscire a pubblicare Duemilatre anche in vinile ma finora non abbiamo trovato nessuno a cui interessasse sul serio, anche perché ormai in Italia il vinile è morto e sepolto. Per il resto si vedrà, non siamo mai stati affezionati ai progetti a lungo termine, raramente ne vale la pena

Come è cambiato il vostro modo di scrivere ed ascoltare musica dal 1996?

Per me personalmente sono cambiate molte cose, anche se infondo credo che l’attitudine sia rimasta sempre la stessa. Qualche anno fa credevo ancora che la gente ascoltasse veramente ciò che avevamo da dire, e pensavo di poter dare qualcosa a qualcuno con le canzoni che scrivevo, adesso invece non ci faccio grande affidamento, anzi, non ci faccio neanche caso. Prima pensavo di scrivere pezzi per me e per gli altri, adesso sono più che convinto che debba farlo solo ed esclusivamente per me, anche per crescere in un certo senso, per darmi qualcosa che mi rimarrà per sempre, per esprimere sensazioni e idee che senza la musica farei fatica a comunicare. È un po’ ambiziosa come cosa, ma se dovesse fallire l’unico a rimetterci sarei io no? E comunque credo che anche uno sbaglio possa insegnare qualcosa. Questi sono i cambiamenti che ho notato rispetto a quando abbiamo iniziato; io avevo 15 anni nel 1996, anzi, quando sono nati gli Skruigners ne avevo ancora 14, sarebbe ridicolo dire che non è cambiato nulla, ero sicuramente più ingenuo, molto più “sognatore” rispetto a ciò che sono ora; adesso mi sento più cinico e negativo, forse anche un po’ più chiuso, ma allo stesso tempo molto più motivato e deciso ad andare avanti per la mia strada senza guardare in faccia nessuno. E credo che questo si rifletta sulla nostra musica, nel bene e nel male, come sempre.