John Scofield lunedi’ 31 marzo a Catania al Teatro Sangiorgi
Dalla critica statunitense e’ considerato uno dei “big three” della chitarra jazz contemporanea, assieme a Pat Metheny e a Bill Frisell. John Scofield torna lunedi’ sera a Catania, al Teatro Sangiorgi, per Etnafest nell’ambito della sezione curata da Gianni Morelenbaum Gualberto dal titolo “Black is beautiful… e non solo”. Questo straordinario chitarrista e’ arrivato alla notorieta’ internazionale nei primi anni Ottanta, grazie alla collaborazione con Miles Davis, ma prima di allora si era fatto notare accanto a Gerry Mulligan e Chet Baker, Charles Mingus, Dave Liebman, Gary Burton e nel gruppo di Billy Cobham e George Duke. Con la benedizione del “divino” Miles Davis, il chitarrista originario dell’Ohio si e’ quindi instradato verso il jazz elettrico, tornando comunque periodicamente ad atmosfere acustiche, manifestando sempre una precisa identita’ solistica dalle pronunciate inflessioni bluesy. Numerosi i dischi da lui incisi: tra i piu’ recenti c’e’ l’omaggio a Ray Charles di That’s What I Say, mentre tra i gruppi guidati da Scofield con maggiore regolarita’ c’e’ il trio con Steve Swallow, mirabile virtuoso del basso elettrico, e Bill Stewart, batterista tra i piu’ grandi ed acclamati in circolazione. A loro Scofield aggiunge, per il suo nuovo tour europeo e il suo ritorno a Catania, una sezione di tre fiati che rende ancora piu’ incisivo e spettacolare l’impatto sonoro del gruppo. Ha focalizzato l’attenzione sul blues e sul funky, percorrendo spesso strade parallele tra l’elettrico e l’acustico, ma giungendo a sintesi dove l’incisivita’ e la raffinatezza trovavano un eccellente equilibrio dinamico. Tra le sue fonti di ispirazione Jim Hall e Pat Martino. Nel 1973, il pubblico si accorge di lui grazie alla militanza nel gruppo di Billy Cobham. Da quel momento il chitarrista incide e compie tournee con proprie formazioni cosi’ come con una grande varieta’ di bandleader come Charlie Mingus, Gerry Mulligan, e Gary Burton. Tutto cambia quando entra nel gruppo di Miles Davis