Live Report 23 Ottobre 2026

Premio Tenco live @ Teatro Ariston, Sanremo 22/10/2026

La prima serata tra impegno, ricordi, emozioni e un palco trasformato in un nuovo pianeta

“Bastardo! Figurati se non farai di tutto per risalire sul palco dell’Ariston. Così mi ha detto il mio amico Sergio Secondiano Sacchi, quando avevo detto che volevo mollare la conduzione del Tenco. Invece mi ha lasciato da solo a ricordare il mio amico, l’intellettuale, il direttore artistico, il multiforme ingegno un po’ pazzo. Tutto il Tenco 2026 è dedicato a lui”. Così ha esordito la storica voce del Premio Tenco, Antonio Silva, che ha lasciato il palco per dar spazio al conduttore della prima serata, Neri Marcorè, conosciuto per il suo essere poliedrico come grande doppiatore, attore e conduttore, ma anche regista, cantante e imitatore. 

Le prime note, a sorpresa, sono state quelle di Manuel Agnelli (protagonista in realtà della seconda serata con gli Afterhours) che ha intonato la sigla del Tenco, “Lontano Lontano” al piano e voce. “Non è nel mio stile, ma mio padre cantava spesso questo pezzo a casa, ho cercato di farla come lui”.

“Tu che hai fatto molti talent – ha chiesto Marcorè – come si fa a riconoscere il talento?”

“Negli ultimi anni ho visto premiare la tecnica, le belle voci, ma quello che a me interessa è la personalità e il carattere, più quelle componenti piuttosto che la bravura esecutiva”.

“Dio è morto”, titolo scelto per quest’edizione, è un omaggio al grande Francesco Guccini. Una riflessione sull’assenza di punti di riferimento, sulla profonda crisi odierna. “Ma qui al Tenco la musica vive – ha detto Neri – e allora, meno carri armati e più orchestre”. Un concetto espresso anche dal grande arazzo (7 metri x 3) dell’artista messicano Javier Marin, chiamato a interpretare nella scenografia 2026 il concetto di Guccini. 

Un pubblico super-attento, quello del Premio, fatto da aficionados che non si perdono un’edizione (e molti hanno optato per l’abbonamento alle 3 serate) e che alternano momenti di religioso silenzio, a inviti accettati, quando gli artisti chiamano a battere le mani a tempo, a cantare insieme. Un target dai 40-70, ma con una crescente presenza di giovani-adulti (25-35), coetanei di alcuni dei giovani protagonisti della rassegna. 

Davvero interessante l’esibizione del primo premiato della serata, Avincola, per il Miglior Album di interprete con “Avincola canta Carella”.  Un triplice progetto, che prevede anche un libro, “Dolce tu per tu”, oltre all’album e il live. Il tutto per non dimenticare Enzo Carella, scomparso 9 anni fa. 

Le prime note, a sorpresa, sono state quelle di Manuel Agnelli (protagonista in realtà della seconda serata con gli Afterhours) che ha intonato la sigla del Tenco, “Lontano Lontano” al piano e voce. “Non è nel mio stile, ma mio padre cantava spesso questo pezzo a casa, ho cercato di farla come lui”.

Avincola ha incantato il pubblico del Tenco alternando interpretazioni canore e letture recitate: “siamo a Roma negli anni ‘70, a Centocelle. Il giovane Pasquale Panella (autore di tutti i testi di Carella e di molti altri tra cui gli ultimi capolavori di Lucio Battisti come “Hegel”) cammina per le strade tra i panni stesi al sole e voci di bambine che giocano a campana. Poi arriva al centro di Roma, quella ricca, c’è una bancarella gonfia di libri e affonda le mani in quelle pagine. Intanto un ragazzino, Enzo, all’Eur è steso a pancia in giu e la sua matita si perde. Il papà gli regala una chitarra, ma nota che non va piu a lezione. Ormai ho imparato tutto, risponde Enzo, mi basta il giro di do”.

Avincola intona “Fosse vero”, 1977, poi è il turno di “Barbara”, arrivata seconda due anni dopo proprio sul palco dell’Ariston. 

Il cantautore premiato ha poi eseguito un brano la cui musica è stata scritta da lui, mentre le parole proprio da Panella, “Barrì”, dove le liriche surreali de grande autore si mescolano a un bello sfondo di note che mescola melodia a un ritmo dinamico con pause non scontate. 

“Io non ho capito quasi niente di quello che ha scritto per me, ma non ho avuto neanche il coraggio di chiederglielo. Il bello dei testi di Panella è che ognuno con la fantasia può trovare qualcosa di personale”. 

Filippo Graziani si è aggiudicato la Targa Migliore Album a Progetto per il lavoro dedicato al papà Ivan, che è anche un live avvenuto a Teramo. Ha raccontato di non aver  – purtroppo – imparato a suonare la chitarra dal padre, ma in ogni caso ha appreso bene, vista la resa sul palco. Come omaggio e saluto al Tenco ha scelto “Scappo di casa”, interpretata con un timbro impressionante, naturalmente simile all’originale; al termine del pezzo Marcorè ha sottolineato: “bravo Filippo. Tuo papà era in grado di creare cortometraggi con le sue canzoni, in 3 minuti raccontava una storia”. 

Emma Nolde, cantautrice toscana, vincitrice della Targa alla Migliore canzone singola, ha interpretato diversi brani scritti da lei, alternando potenza vocale e falsetto. Tra i momenti più toccanti quello dedicato alla nonna Ughetta, detta Ughy: “oggi è una giornata importante, sarebbe stato il suo compleanno. Diceva di non digerire l’acqua, infatti beveva di tutto tranne quello. Era unica, montava gli alberi di Natale al contrario”. E nel brano dedicato a lei racconta della sua ineguagliabile eleganza.

Piji invece ha stupito il pubblico con delle liriche ironiche e sarcastiche, pungenti al punto giusto ma anche molto divertenti. Vincitore della Targa per il Miglior Album opera prima a 48 anni, ha dimostrato che non è davvero mai troppo tardi. “Sta registrando audio…”, ha spiegato, “è dedicato a tutti coloro che aspettano la liberazione”. 

La “cantantessa” Carmen Consoli è arrivata sul palco con una carrellata di brani intensi, tutti in siciliano (non ha caso ha vinto la Targa come Miglior album in dialetto) e ha scherzato con Marcorè: “Amuri e luci come lu cuncepisti?   – ha detto il presentatore imitando l’accento isolano. Singolare o plurale?” “Transgender” ha risposto la cantautrice. 

Infine il super finale con Caparezza, Targa Tenco per il Miglior album in assoluto. “Dedico il premio a mia moglie Alba che ha migliorato la mia vita ancora più della musica”.

Opera futuristica, “Orbit Orbit” è anche un fumetto con avventure epiche nello spazio. “C’è un antico pregiudizio dei miei coetanei verso i fumetti, io sento invece forte il richiamo verso questo mezzo. In questo mondo c’è un’onomatopea per tutto tranne che per la parola immaginazione. L’ho inventato io, appunto “orbit orbit”. Per me significa fluttuazione, l’unica liberta’ che non puo’ sottrarci nessuno è proprio l’immaginazione, l’evasione verso un mondo più giusto. Nella vita ci sono momenti drammatici, tutto diventa cinereo, buio, il vulcano smette di produrre idee. Quando il male ci affligge, quando il lavoro non ti permette più di vivere una vita dignitosa. Se oggi sei un coltivatore, autotrasportatore, ti ritrovi prigioniero. Ti senti soffocare, gridi aiuto. Ti ritrovi stanco. E pensi: ci vuole un’idea”. 

E così sul palco, sono apparse le eccellenze (da Putignano) delle arti sceniche: grandi scenografie rotanti, un pianeta ricostruito, un enorme personaggio alato in movimento, un cast fatto da cantanti e performer. Luci, costumi, grandi movimenti di scena: tutto crea un mondo onirico e serve per veicolare i testi dove Caparezza torna al suo genere primitivo, il rap, senza dimenticare alcuni interessanti melodici. “In un mondo di intelligenza artificiale, io sono ancora un fan della manualità, dell’artigianato. Ecco perché ho voluto sul palco queste grandi creature”.

Per rivedere questa e le altre due serate del Premio Tenco 2026, l’appuntamento sarà il 2 gennaio in seconda serata su Rai 1; e su Raiplay, prima ancora verrà pubblicato lo speciale “Aspettando il Tenco”.