Folk 21 Ottobre 2004

La rapida ascesa di un duo un pò atipico

Il successo che ha baciato quest’estate “Misread”, trasformando un duo alternative folk norvegese in un best seller europeo parla di un singolo e di un album capaci di trascendere nicchie e toccare il pubblico più vasto. E in effetti “Riot on an empty street” è davvero un bell’album, arrivato al momento giusto, quando i problemi quotidiani e mondiali hanno così stancato il pubblico da fargli ricercare un sound intimista, calmo e caldo: proprio il marchio di fabbrica di Erlend Øye e Eirik Glambek Bøe.

In una stagione che ha visto il ritorno di Simon & Garfunkel, l’archetipo del duo folk, si sono sprecati i paragoni tra i norvegesi e i due padri nobili: tanto che “Homesick”, in apertura d’album, ci scherza pure sopra, riproducendo alla perfezione lo stile dei due newyorkesi e citandoli in almeno due punti del testo. Fatto sta che i Kings of convenience non sono solo Simon & Garfunkel, ma mostrano un ventaglio di riferimenti più ampio, rivissuto e amalgamato in profondità con quel procedimento che ha fatto la fortuna del pop rock scandinavo e che – se questa fosse storia dell’arte – si potrebbe definire “manierismo”, “stilizzazione”: ovvero, imitazione dei modelli condotta a un punto tale da creare un che di nuovo eppure già noto.

Così, se “Misread” e “Live long” mostrano un tocco di lounge bossanova, molto più frequente è il benevolo spettro degli America di “Horse without name” e “Ventura highway” (“Know-how”, “Stay out of trouble” e “Gold in the air of summer”). Ma fanno capolino anche i primi Everything but the girl (“Love is no big truth”) e perfino Al Stewart (“I’d rather dance with you”). Anche se i testi disegnano delle situazioni così tipiche e idilliache da essere perfette per uno spot, il disco rimane innegabilmente bello e piacevole. Ma “Misread” pare un po’ isolata dal resto dell’album, più intimista e meno sbarazzino. Il che fa prevedere che – purtroppo – difficilmente i norvegesi ripeteranno l’exploit.