La rapida ascesa di un duo un pò atipico
Il successo che ha baciato quest’estate “Misread”, trasformando un duo alternative folk norvegese in un best seller europeo parla di un singolo e di un album capaci di trascendere nicchie e toccare il pubblico più vasto. E in effetti “Riot on an empty street” è davvero un bell’album, arrivato al momento giusto, quando i problemi quotidiani e mondiali hanno così stancato il pubblico da fargli ricercare un sound intimista, calmo e caldo: proprio il marchio di fabbrica di Erlend Øye e Eirik Glambek Bøe.
In una stagione che ha visto il ritorno di Simon & Garfunkel, l’archetipo del duo folk, si sono sprecati i paragoni tra i norvegesi e i due padri nobili: tanto che “Homesick”, in apertura d’album, ci scherza pure sopra, riproducendo alla perfezione lo stile dei due newyorkesi e citandoli in almeno due punti del testo. Fatto sta che i Kings of convenience non sono solo Simon & Garfunkel, ma mostrano un ventaglio di riferimenti più ampio, rivissuto e amalgamato in profondità con quel procedimento che ha fatto la fortuna del pop rock scandinavo e che – se questa fosse storia dell’arte – si potrebbe definire “manierismo”, “stilizzazione”: ovvero, imitazione dei modelli condotta a un punto tale da creare un che di nuovo eppure già noto.
Così, se “Misread” e “Live long” mostrano un tocco di lounge bossanova, molto più frequente è il benevolo spettro degli America di “Horse without name” e “Ventura highway” (“Know-how”, “Stay out of trouble” e “Gold in the air of summer”). Ma fanno capolino anche i primi Everything but the girl (“Love is no big truth”) e perfino Al Stewart (“I’d rather dance with you”). Anche se i testi disegnano delle situazioni così tipiche e idilliache da essere perfette per uno spot, il disco rimane innegabilmente bello e piacevole. Ma “Misread” pare un po’ isolata dal resto dell’album, più intimista e meno sbarazzino. Il che fa prevedere che – purtroppo – difficilmente i norvegesi ripeteranno l’exploit.


