Indie 15 Marzo 2012

Labyrinths

Una sorta di esperimento futurista quello che Paul Wolinski, membro dei 65DaysOfStatic, una delle più famose band post-rock inglesi, ha voluto elaborare all'interno del suo disco "Labyrinths"

È una sorta di esperimento futurista quello che Paul Wolinski, membro dei 65DaysOfStatic, una delle più famose band post-rock inglesi, ha voluto elaborare all’interno del suo disco Labyrinths.

L’album è infatti una sorta di labirinto artificiale in balia di una elettronica da ballare e dal forte richiamo anni ’80 e ’90. In Labyrinths Paul Wolinski fa dunque largo uso di tastiere Midi e di sintetizzatori su tappeti synth-pop, deviazioni techno e voci robotiche. Le tracce si muovono così inseguendo loop e sintetismi di vario genere (1985-Quest) filtri da vocoder (Stitches), ripetizioni incalzanti (Tangents) ritmiche ruvide (Still Looking), lunghe ballate elettroniche (Kressyda) e intarsi dal sapore glitch (Awaltzoflight).

Pur seguendo strade già ampiamente e più sapientemente battute da altri, Labyrinths si rivela essere un album poco originale ma comunque interessante. È un progetto surreale e ardito che assomiglia a una sorta di videogioco virtuale dalle sonorità senz’altro ben fatte, a tratti più marcatamente concrete e in altre istanze leggermente più astratte e metafisiche, mosse da un unico menestrello che imbraccia laptop e synths.