L’amore fin che dura
Gli ingredienti sono sempre i soliti: grande ispirazione, perfetto mix di suoni retrò e moderni, estrema sensibilità lessicale, costante ricerca di melodie brillanti e genuine e, non in ultimo, indispensabile ricorso all’essenzialità
- Artista
- Non voglio che Clara
- Etichetta
- Picicca Dischi / Sony Music
Incantevole. È il primo aggettivo che scivola sulla punta della lingua subito dopo aver ascoltato per intero la nuova creatura recentemente partorita dai Non voglio che Clara. Se già con i tre precedenti album in studio il progetto capitanato da Fabio De Min era riuscito a mettere d’accordo pubblico e critica a suon di eleganza e raffinatezza, anche stavolta si può affermare senza problemi come l’ensemble veneto, in attività ormai da quasi tre lustri, abbia fatto di nuovo centro.
Gli ingredienti sono sempre i soliti: grande ispirazione, perfetto mix di suoni retrò e moderni, estrema sensibilità lessicale, costante ricerca di melodie brillanti e genuine e, non in ultimo, indispensabile ricorso all’essenzialità.
L’amore fin che dura testimonia benissimo come sia possibile ancora oggi realizzare degli splendidi dischi di matrice pop senza per questo cadere nella banalità risultando, di conseguenza, ridicoli e stucchevoli. Le dieci canzoni qui presenti riescono ad entrare facilmente in testa nonostante sia palese il tentativo da parte della band di renderle il meno possibile radiofoniche. E in questo De Min e soci sono sempre stati dei maestri. Stavolta, tuttavia, la bellezza dei pezzi è straripante. L’amore fin che dura contiene infatti dei gioielli incredibili: Le mogli, primo singolo estratto dalla raccolta arrivata nei negozi di dischi lo scorso 21 gennaio, l’opening-track Il complotto, Gli acrobati, La sera, Lo zio e I condomini (capolavoro).
Difficile, in generale, individuare brani meno riusciti. Ogni episodio, per un motivo o per l’altro, riesce comunque a distinguersi e a lasciare il segno. Come non apprezzare ad esempio la profondità de Le anitre piuttosto che la magia che avvolge L’Escamotage, La Bonne Heure e la conclusiva La caccia?


