Music Affairs 17 Maggio 2024

Looking For Gold

Questo power trio costituitosi circa un lustro fa all’ombra del Cupolone – le pepite d’oro preferisce andarsele a cercare in una landa sonora che è una sorta di pre-Woodstock, ovvero i bei vecchi tempi in cui operarono la Experience di Hendrix, gli Humble Pie di Marriott e Frampton e i Blind Faith di Clapton e Winwood. E va bene così, perché Logan Ross (chitarra e voce), Frank Lucchetti (basso) e Tomasch Tanzilli (batteria) sono musicisti bravi e appassionati, e in questo album d’esordio (valorizzato da una splendida copertina, opera dell’artista warholiano Mark Kartabi) riescono a trascendere le loro influenze e passioni pre-Seventies dimostrando una personalità che, in definitiva, può essere definita solo: LITW

È palese che ai Life In The Woods la musica 2024-style dica poco (e peraltro, si può inferire: non hanno tutti i torti). Loro – questo power trio costituitosi circa un lustro fa all’ombra del Cupolone – le pepite d’oro preferiscono andarsele a cercare in una landa sonora che è una sorta di pre-Woodstock, ovvero i bei vecchi tempi in cui operarono la Experience di Hendrix, gli Humble Pie di Marriott e Frampton e i Blind Faith di Clapton e Winwood.

E va bene così, perché Logan Ross (chitarra e voce), Frank Lucchetti (basso) e Tomasch Tanzilli (batteria) sono musicisti bravi e appassionati, e in questo album d’esordio (valorizzato da una splendida copertina, opera dell’artista warholiano Mark Kostabi) riescono a trascendere le loro influenze e passioni pre-Seventies dimostrando una personalità che, in definitiva, può essere definita solo: LITW.

Piace, in particolare, “Mad Driver”, un heavy rock’n’roll a rotta di collo che poteva essere realizzato unicamente da ragazzi nati nei (tardi) anni 90. E sono delle piccole gemme sul piano del songwriting “Trick Man” dall’atmosfera Sixties prodigiosa (ascoltandola si ha l’impressione di essere al Marquee di Soho nel 1968, e non è poca cosa) e la ballata zeppeliniana “When The Dawn”.

È vero che qua e là i punti di riferimento sono piuttosto evidenti (la stella polare Hendrix, i Black Sabbath, gli Zep, la voce gillaniana del cantante) ma il disco va ascoltato per intero, e i LITW andrebbero visti dal vivo, per rendersi conto della naturalezza e della maestria di un gruppo di giovani ragazzi italiani che questo idioma “prima del Prog” (e del Punk, e dell’Hip Hop, ecc.) l’ha fatto proprio, e lo sta (ri)proponendo in un modo che in definitiva, con il 2024 ci azzecca più di quanto si potrebbe pensare. Per rifarsi al titolo del disco: le prime pepite d’oro sono state trovate. Ora ce ne aspettiamo tantissime altre