Lost In Paradise
Un lavoro discreto che se da un lato non aggiunge nulla ai mille clichè del genere, dall’altro si fa ascoltare senza tribolamenti di sorta e mette in mostra una purezza stilistica forse un po’ naif ma efficace.
Il rock forse non aiuterà a guadagnarsi un posto in paradiso – e il metal men che meno – ma i pesaresi Twelve la candidatura la presentano lo stesso con un lavoro discreto che se da un lato non aggiunge nulla ai mille clichè del genere, dall’altro si fa ascoltare senza tribolamenti di sorta e mette in mostra una purezza stilistica forse un po’ naif ma efficace.
Dodici erano gli apostoli, ma l’ultima cena qui è lungi dal consumarsi. Semmai un aperitivo, data la durata di questo ”Lost In Paradise”, un album che fosse stato più lungo, avrebbe fornito sicuramente più indicazioni su una band che però sembra interessante.
Fin dall’apertura Free Woman l’intento è chiaro: spazzare via la concorrenza a colpi di riffoni selvaggi, ritmiche a perdifiato, crescendo epici. Western a tutti gli effetti. Non nel senso di John Ford e Gary Cooper ma di occidentale tout-court. E i modelli sono quelli classici dell’hard n’heavy, anche se forse siamo più dalle parti di Guns n’Roses, Europe e Bon Jovi che non di Led Zeppelin o Black Sabbath.


