Balliamo Piano
Eppure dentro c'è tanto altro che non può scivolare senza graffiare almeno un poco perché Michele Coletta affida soprattutto ai testi di coniugare semplicità e valori decisamente importante. Ci mettiamo all'ascolto dio “Piano piano” e proviamo a sottrarre la vita alla sua corsa continua...
Michele Coletta: quegli anni ’90 di oggi
Sembra come tornare indietro in un tempo che il futuro era di luci glitterate e di macchine “troppo” volanti. Dove la dance torna nelle balere o disco dance di riviera dei tempi che furono… e rivivo questo suono come quando i Righeira infiammavano le autoradio o come certe pellicole d’estate delle belle comitive in televisione.
Eppure dentro c’è tanto altro che non può scivolare senza graffiare almeno un poco perché Michele Coletta affida soprattutto ai testi di coniugare semplicità e valori decisamente importante. Ci mettiamo all’ascolto dio “Piano piano” e proviamo a sottrarre la vita alla sua corsa continua. Nessuna stantia immobilità anzi del sano ritmo di sapori seducenti… e ovunque gli incisi ci trascinano come dentro balli di gruppo o movimenti di massa, dal singolo “Balliamo piano” alla successiva “Sutta lu Sole”.
E poi il raggae o le infrastrutture più “futuristiche” dentro il dreampop di “Boom”. E ci risento anche tracce di una new wave radiofonica in “Incontro Karmico” e non so come altro spiegarlo se non rimandarlo a certe riviere appunto, a certi momenti grigi di pomeriggi piovosi nonostante il tempo sospeso delle vacanze. E comunque si balla, e comunque si evade dai rigori e dalle leggi. Dunque: ricordiamoci di rallentare che non significa sottrarsi alla vita, ma concedersi finalmente la possibilità di accorgersi di ciò che sta accadendo. Come a dire: balliamo con lentezza…


