Miele Amaro
Dopo tanti anni trascorsi a proporre jazz con i suoi Musica ex Machina, il pianista sardo Guido Coraddu decide di mettersi in proprio e ci regala un album squisito, realizzato in perfetta solitudine.
Dopo tanti anni trascorsi a proporre jazz con i suoi Musica ex Machina, il pianista sardo Guido Coraddu decide di mettersi in proprio e ci regala un album squisito, realizzato in perfetta solitudine.
Il disco si intitola “Miele Amaro”, sì proprio come il libro omonimo scritto da Salvatore Cambosu nel 1954 e al quale intende tributare un riconoscimento. Su questo nuovo album Guido Coraddu si dedica ad una rilettura attenta della storia del jazz sardo di questi ultimi anni, le sue evoluzioni, i suoi approcci, tanto numerosi quanto diversi. Vengono riproposte infatti composizioni come “Another Road To Timbuktu” di Paolo Fresu , “Toral” di Bebo Ferra , “ Contami Unu Contu” di Enzo Favata , uno dei nomi più noti dell’etno-jazz. Seguono altri brani solo strumentali, tutti rielaborati al pianoforte, temi che hanno titoli importanti come “Cannonau” di Marino De Rosas , “Launeddas” del quartetto di Riccardo Lay, “Sa Bruscia” del famoso Marcello Melis, fraterno amico di Enrico Rava, ”Pane Caiente” di Gavino Murgia e tante altre cose ancora. Un disco complesso ma davvero bello che intende abbracciare quaranta anni di musica jazz sarda, in pratica tre generazioni di artisti, i cui brani vengono riletti in maniera assolutamente personale con il solo supporto dei tasti di un pianoforte.
Album affascinante, appassionato ed intenso. Disco tutto da ascoltare.


