Emergenti 7 Marzo 2011

Musa

L’ impulso è quello di utilizzare la classica espressione “E’ bravo ma non si applica”. Bocciati no, ma rimandati alla prova del secondo disco.

Artista
Motel Supernova
Etichetta
CD autoprodotto

Devo ammettere a malincuore che ascoltando e riascoltando per varie volte il disco ho avuto parecchie difficoltà a trovare una chiave di lettura illuminante, qualcosa che mi facesse apparire, anche solo intravedere, quella musa ispiratrice che dà il nome al lavoro: si tratta di un classico pop-rock che nel grande guazzabuglio della ‘Seconda Arte’ non spicca per innovazione, né per impatto; in sostanza sembra ripercorrere sentieri già battuti, con piccoli passi paralleli alla strada maestra senza mai cambiare rotta.
Non che ci sia nulla di male in questo, niente di cui arrossire, per carità; ma in un mondo come quello musicale bisogna sgomitare per venire a galla, soprattutto quando di dischi del genere ne vengono prodotti a quintalate. Ecco, forse la chiave di lettura che cercavo è proprio questa: i Motel Supernova sono rimasti troppo fedeli alle radici che hanno perso di vista la Musa che li ispirava.
Qualcosa di apprezzabile nel gruppo biellese si ritrova in tracce tra il mieloso ed il fumoso come “Londra Non E’ ”, una quasi-ballata delicata, e soprattutto ”Mya”, con accelerate di chitarra che rappresenta la miglior prova del disco, ma è troppo poco per un full lenght.
Mettiamola così: se scartate il disco con la brama di pregustare qualche manciata di minuti di originalità probabilmente ne rimarrete delusi; se invece azzerate ogni previsione, passerete al setaccio dieci brani dieci di pop-rock all’ italiana, con una eloquente inclinazione per l’ impostazione vocale – e musicale – di Francesco Renga.
L’ impulso è quello di utilizzare la classica espressione “E’ bravo ma non si applica”. Bocciati no, ma rimandati alla prova del secondo disco.