Classic Rock 13 Gennaio 2012

Old Fashioned

Un album vecchia maniera in un’epoca di riferimenti ad un glorioso quanto antiestetico impero ‘a la fin de la decadence’. Alla faccia di chi ha dato il rock per spacciato. O lo è davvero?

Capita di pensare che fare un buon lavoro significhi farlo nel modo più vicino ai suoi canoni originali. Non a caso, ”Old Fashioned” dei Silver Rocket altro non è che un lavoro costruito secondo gli schemi classici, vecchia maniera. Nessun incensurato, è un album passato per i giusti precedenti – e si, è anche abbastanza cattivo e incattivito da evadere dal classico shoegaze e finire in un graffiante post-punk. Prendete “West Ryder Pauper Lunatic Asylum” dei Kasabian, buttatelo in uno sterrato, e prendetelo un po’ a calci, come si fa con i bravi ragazzi, per dargli quell’aria un po’ vissuta e sofferta.
C’è, per i nostalgici, un po’ di Alex Turner e soci, insieme a giri di basso a la Stooges (”Untitled” rivisita “Lust For Life” ma facendogli perdere il brio originale). Corde grattate ferocemente e riverbero da microfono, testi sfacciati conditi da una cupezza divisionana (che poi hanno in comune con i loro connazionali Soviet Soviet): tutto presente. ”Saturate” arriva grezza e brutale come un ceffone ben suonato in faccia: “I ‘m wasted, and I know I wasted my time coz I know that I can’t change”. E’ un album che suona di disfattismo buckowskiano, quello dei balordi notturni tra banconi e camere di motel. E’ sulle note di ”Static” che ci si potrebbe immaginare l’avanzare splendido e crudele di una musa notturna – per poi uscire di scena sugli accordi (dis)incantati di ”Walk Out That Door”.
Il quid di queste undici tracce giace proprio qui: facciamolo sporco e facciamolo per bene; prendiamolo col giusto cinismo indifferente. Reiteriamolo per ben undici pezzi. Stancante? Anche leggere l’ennesima avventura di Cinaski, alla fine, può esser di troppo; ma chissà perché, alla fine finiamo sempre per riprenderlo. Del resto, in un mondo pieno di grandi cambiamenti, della svolta pop dei Coldplay, a volte no, non è proprio meglio cambiare.