People Have Ceased To Ask Me About You
C’è qualcosa di speciale che alberga delle nove canzoni di “People Have Ceased To Ask Me About You", quel qualcosa che si stacca dalla media dell’indie
C’è qualcosa di speciale che alberga delle nove canzoni di “People Have Ceased To Ask Me About You”, ultimo disco dei Morose. Qualcosa che si stacca dalla media dell’indie per raggiungere e diventare qualcos’altro. Non si parla di rivoluzioni o di terrorismi sonori, semplicemente di qualche piccola suggestione che si eleva dal piattume imperante della ‘solita roba’ che siamo soliti ascoltare di questi tempi. Il ritmo è lento, quando c’è la batteria nemmeno la senti e l’unica cosa che ti ricordi – oltre alla bellezza siderale delle canzoni, tutti, indistinte – sono i delicati arpeggi di chitarra acustica, i fraseggi strumentali tanto evanescenti quanto intensi e le parole sussurrate nel microfono come a non voler interrompere una magia che sembra farsi sempre e sempre maggiore. Consigliato a chi l’anno scorso ha trovato in Micah P. Hinson un rappresentante della malinconia, a chi nella musica cerca solo le vibrazioni emotive e a chi nell’alt.folk – così su due piedi potrei farvi i nomi di Midwest e Franklin Delano, per restare in Italia – riesce a muoversi senza stancarsi, senza considerare certa monotonia come un difetto, senza smettere di credere alla magia delle canzoni. Forse esageriamo, ma nel 2005 italiano un disco del genere ancora mancava e i Morose sono riusciti a riempire quel vuoto che probabilmente in pochi colmeranno, ma ne saranno felici.


