Post Self
Un disco eccellente, che conserva lo stile dei Godflesh, generando altresì nuove possibili derivazioni sonore.
I Godflesh, creatura di Justin Broadrick e G. C. Green, dall’indole industrial e dedita a estreme sperimentazioni dall’attitudine post-metal, tornano con Post Self.
Il disco è un ritorno alle origini, solo in parte già avviato con il precedente A World Lit Only By Fire, allo spirito di Pure e Streetcleaner, ma che volge lo sguardo verso una formula sonora ancora più sperimentale e inedita, nella quale il suono esplora paesaggi interiori sradicati e tormentati.
Scricchiolamenti industrial, chitarre grevi come macigni, suoni terminali e dissonanti, torve e oniriche astrazioni sonore, visioni paranoiche e rugginose, vagano all’interno del disco intrise di elettronica oscura e deformante. L’universo nichilista di Post Self ha poco spazio per le parole, se non per quelle sofferte e graffiate dalla voce di Broadrick. È un cosmo post-umano, ibrido, sinistro, meccanico e sintetico, fatto di ferro e ghiaccio, di drum machine e synth, di distorsioni atipiche e basse frequenze.
Post Self è un disco eccellente, che conserva lo stile dei Godflesh, generando altresì nuove possibili derivazioni sonore. Un disco, pungente e acuto, fatto di ombre contorte e silenziose che penetrano l’essenza dell’ascolto all’interno di un’atmosfera, solo all’apparenza lontana, imbevuta di ossessioni sonore soffocate da una grigia malinconia.


